Ogni anno muoiono di fame cinque milioni di bambini
MILANO.Più di cinque milioni di bambini che ogni anno muoiono di fame, altri 20 milioni che nascono sottopeso, 852 milioni di persone cronicamente denutrite, centinaia di miliardi di dollari persi in termini di produttività e entrate per i paesi in via di sviluppo. Il rapporto Fao 2004 su «Lo stato dell'insicurezza alimentare nel mondo» è la fotografia di un flagello quotidiano in spaventosa crescita e destinato a peggiorare ancora se chi può non interverrà in tempo. Nel giorno della presentazione, l'organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura avverte: gli investimenti scarseggiano e i costi umani ed economici della fame non potranno che aumentare se questa tendenza non verrà invertita. Non solo. Di questo passo il traguardo che si era posto la comunità internazionale al Vertice mondiale per l'alimentazione del 1996 e con gli obiettivi di sviluppo del Millennio fissati nel 2000, ovvero dimezzare il numero di coloro che soffrono la fame nel mondo entro il 2015, appare poco più che una chimera.
Una tragedia in crescita. Il numero delle persone che soffrono la fame nel mondo continua a salire al ritmo di quattro milioni l'anno nei Paesi in via di sviluppo. Nel periodo 2000-2002 sono state 852 milioni; di queste 815 milioni nei Paesi sottosviluppati, 28 milioni in quelli in via di sviluppo e 9 milioni nei Paesi industrializzati. I dati mostrano un'inversione di tendenza anche in quei Paesi che negli anni sembravano avviati sulla buona strada. L'India, per esempio, nella prima metà degli anni '90, aveva registrato una diminuzione di 13 milioni di affamati, ma in questi primi anni del nuovo decennio il numero di coloro che sono cronicamente malnutriti è già aumentato di 18 milioni. La Cina migliora, ma a passi meno rapidi del passato: all'inizio degli anni '90 i sottonutriti diminuivano 10 milioni ogni anno, adesso appena un milione. La situazione più allarmante rimane nell'Africa sub-sahariana, dove un terzo della popolazione è denutrita.
La strage di bambini. La fame e la malnutrizione provocano ogni anno nel mondo la morte di oltre cinque milioni di bambini. Non solo: ogni anno oltre 20 milioni di neonati nascono sottopeso e questo fa di loro, se sopravvivono, adulti con ridotte capacità lavorative e di sostentamento.
I costi della malnutrizione. Per la prima volta la Fao si sofferma a calcolare i costi della malntrizione anche in termini di perdite economiche. «Non possiamo permetterci un atteggiamento passivo, - spiega Hartwig de Haen, vicedirettore generale del Dipartimento Economico e Sociale - perchè il costo della fame si paga non solo in termini di sofferenza umana, ma anche di reddito economico». Una stima approssimativa indica che i costi diretti ammontano a circa 30 miliardi di dollari l'anno, cinque volte più della somma destinata finora al Fondo mondiale per la lotta all'Aids, alla tubercolosi ed alla malaria.
Ci sono poi i cosiddetti «costi indiretti» della produttività e degli introiti non realizzati, vale a dire che tollerare gli attuali livelli di malnutrizione infantile genererà perdite di produttività e di reddito, oltre la durata della vita dei bambini, tra i 500 miliardi di dollari e un trilione, al valore corrente. «I progressi fatti finora sono ancora troppo lenti e dobbiamo fare di più - rilevato de Haen - e si può fare meglio. Ma probabilmente la comunità internazionale non ha pienamente compreso il ritorno economico che avrebbe investendo nella riduzione della fame nel mondo: ogni dollaro investito per la fame genera un ritorno che va da 5 a 20 volte di più. E' una questione di volontà politica e di priorità».
La speranza in 31 Paesi. La guerra contro la fame nel mondo si prefigura lunga ma ci sono 31 Paesi, che rappresentano quasi la metà della popolazione del mondo in via di sviluppo, che una battaglia l'hanno già vinta: negli anni '90 hanno ridotto la percentuale degli affamati cronici di almeno il 25%. E' l'unico segnale di speranza che emerge dal rapporto. Ma non basta. Di fatto, negli ultimi dieci anni, il bilancio globale di coloro che soffrono per la fame è diminuito in maniera irrisoria, appena 9 milioni di persone in tutto. E le responsabilità di tutto questo «non possono essere adossate alla Fao - conclude de Haen - spetta ai Paesi Donatori, alla comunità mondiale intervenire».