Berogno, fiducia al presidente in pectore
VOGHERA. Avanti cosi. La Comunità montana fa quadrato attorno ad Elio Berogno, presidente uscente con la riconferma già garantita da una maggioranza «bulgara» di 122 consiglieri su 132, e respinge con fastidio l'ipotesi che il suo coinvolgimento, come indagato, nell'inchiesta sui lavori pubblici a Borgoratto e Romagnese possa ostacolarne la candidatura. Da Ds e Margherita arrivano, però, critiche.
Non ha dubbi, Riccardo Fiamberti, sindaco di Canneto e presidente designato dell'assemblea della nuova Comunità, allargata a 44 comuni: «L'inchiesta è ininfluente, la candidatura di Berogno è fuori discussione. Il presidente ha tutta la mia solidarietà». Parole analoghe da altri esponenti di primo piano dell'assemblea dei sindaci che, però, preferiscono evitare di uscire allo scoperto con nome e cognome. Al momento, quella che si coglie con tutta evidenza è la volontà di arrivare senza alcun scossone alla riunione del 18, quando verranno formalizzate scelte già tutte decise. La squadra ormai è fatta, da Berogno all'addetto stampa: i numeri sono tutti con l'ex sindaco di Godiasco, che ha pilotato con abilità l'operazione-raddoppio, badando che l'allargamento non scalfisse la sua base di potere. Le cifre sembrano, anzi, dire che l'ha ampliata e l'iscrizione nel registro degli indagati non appare un ostacolo tale da rovinare i giochi. Qualche «se», però, non manca. Ds e Margherita, pur evitando richieste formali di rinuncia alla candidatura, che in questa fase sarebbero forse premature, non nascondono le perplessità. «E' bene che Elio Berogno chiarisca al più presto la sua posizione - esorta Carlo Porcari, consigliere regionale diessino - Io sono un garantista, non voglio criminalizzare nè colpevolizzare nessuno, ma se Berogno, come credo, intende mantenere la sua candidatura alla presidenza della Comunità, è bene che faccia chiarezza su tutta la linea. In caso contrario, è giusto che come cittadino si batta per la tutela dei propri diritti». Non esiste, dunque, per il centro sinistra un vero e proprio caso-Berogno, ma c'è, piuttosto, una questione di fondo che riguarda i metodi di gestione della Comunità montana. Una questione che ha occupato parte non secondaria del dibattito al congresso provinciale della Quercia, svoltosi a Salice. E i cui temi vengono ripresi anche, sostanzialmente, da Pier Achille Lanfranchi, ex sindaco di Fortunago: «Ho sempre creduto, insieme a tutti i sindaci dei 22 comuni che nel 2002 hanno chiesto di far parte della Comunità, nella grande chance che l'azione ci offriva per il rilancio economico e sociale dell'Oltrepo. Credo anche che questa sia una delle ultime occasioni da cogliere». Ora, a distanza di due anni, «vediamo che molta gente pensa di essere un leader solo perchè occupa una carica, ha un titolo, dà ordini, incute timore. Oppure perchè passa il suo tempo a tessere rapporti sociali e a farsi vedere in pubblico. Costoro esigono deferenza e rispetto e in molti, per opportunismo o paura, glieli concedono. Ma penso che oggi per l'Oltrepo sia necessaria una politica che non sia condizionata e fragile».