Uccise il padre: condannato a 15 anni


PAVIA. Quindici anni di carcere per avere ucciso il padre. Ferdinando Zennaro, 41 anni, è stato condannato dal giudice dell'udienza preliminare per il delitto di via Cattaneo. La mattina dello scorso 15 marzo aveva aggredito il padre Angelo, 67 anni, e gli aveva stretto le mani al collo.
Una lite per soldi, maturata in un contesto non certo sereno. Il difensore di Zennaro, l'avvocato Fabio Zavatarelli, sta già preparando il ricorso in Appello. Anche perchè l'autopsia sul corpo del 67enne avrebbe lasciato qualche margine operativo alla difesa.
La dinamica del delitto si suddivise in due fasi: prima il figlio afferrò il genitore al collo, poi l'anziano cadde a terra. Al medico legale il magistrato chiese di accertare quale fosse stata la causa del decesso, se lo strozzamento o un trauma riportato in seguito alla caduta, verificatasi nella stanza da bagno. La differenza non è da poco: nel primo caso rimane in piedi l'accusa di omicidio 'volontario", nel secondo si passerebbe al meno grave omicidio preterintenzionale. Il medico che ha eseguito l'esame autoptico ha stabilito che la morte va addebitata alla pressione esercitata sulle vie respiratorie, ma che comunque la pressione non sarebbe stata particolarmente forte e al decesso ha contribuito anche la non perfetta condizione di salute di Angelo Zennaro. Davanti al giudice dell'udienza preliminare, Fabio Lambertucci, e al pubblico ministero, Stefania Di Tullio, l'avvocato Zavatarelli ha preferito procedere con il rito abbreviato, che consente uno sconto di pena e lascia aperta la possibilità di fare ricorso in appello. Cosi Ferdinando Zennaro è stato condannato a 15 anni per omicidio aggravato. Il 41enne è ancora detenuto in carcere. In primo grado pare non abbiano trovato particolare attenzione le considerazioni relative alla sanità mentale dell'imputato. Secondo alcune testimonianze, quella del 15 marzo fu solo l'ultima, e la più tragica, di una lunga serie di liti. In particolare, l'imputato avrebbe continuato a sostenere, per mesi se non per anni, di avere vinto un miliardo con una fantomatica schedina del Totocalcio. Quei denari però non si sono mai visti e l'uomo non ha mai smesso di chiedere denaro ai propri genitori. Sino a quando è scoppiato il violentissimo alterco che ha avuto come epilogo il delitto.

Fabrizio Merli