La targa era rubata, il motorino no: assolto

PAVIA.Furono gli investigatori a scambiare «la parte per il tutto». A supporre che la targa (rubata) fosse avvitata a un ciclomotore altrettanto rubato. Ma le cose non stavano cosi. E ieri mattina Abdelsalam Fakhwy, 28 anni, cittadinanza egiziana, difeso dall'avvocato Fabio Zavatarelli, è stato assolto con formula piena dall'accusa di ricettazione. Imputazione che era conseguenza di un episodio avvenuto nel 1999.
Il 7 ottobre di quell'anno il giovane nordafricano, che viaggiava in sella al proprio ciclomotore, rimase coinvolto in un incidente stradale a Pavia. Gli operanti effettuarono un normale controllo sulla targa del motorino e scoprirono che era stata rubata proprio pochi giorni prima.
Cosi denunciarono Fakwhy accusandolo di avere ricettato il ciclomotore rubato.
Imputazione con la quale il giovane è finito davanti al giudice. E che, per inciso, ha dato vita a un processo che si è articolato per sette udienze prima di giungere all'epilogo. Ieri mattina, dopo l'ennesimo teste, il giudice Mario Vocino ha dichiarato chiusa l'udienza dibattimentale e ha dato la parola alle parti per le conclusioni. Il pubblico ministero, Enrico Guastini, ha chiesto la condanna dell'egiziano a sei mesi di reclusione e 200 euro di multa. Ma l'avvocato Zavatarelli ha portato in evidenza un dettaglio decisivo: la targa del ciclomotore era effettivamente provento di furto, ma il mezzo no, quello era stato regolarmente acquistato da Fakhwy. Di conseguenza si sarebbe dovuto riformulare il capo d'accusa. Ma la legge non consente di farlo dopo che il giudice abbia dichiarato la chiusura della fase dibattimentale. E siccome l'accusa di ricettazione si riferiva al ciclomotore, il dottor Vocino ha assolto l'imputato con la formula «perchè il fatto non sussiste». Verdetto che vale anche per la targa, dal momento che nel nostro ordinamento non si può essere processati due volte per lo stesso motivo.