Il gastronomo erudito

PAVIA.Cosa sappiamo dei cibi di cui si nutrivano gli antichi greci e romani e del loro modo di stare a tavola? All'apparenza tantissimo, poiché essi amavano parlarne e scriverne: sacro e profano, convivio e affari si mescolano infatti intorno alla tavola. Ma soprattutto la cultura classica, che si è tenuta lontana dagli aspetti politici e morali legati al cibo e alla sua mancanza, ha spesso percepito il lusso e la ghiottoneria come una violazione della massima filosofica che predica la misura e rifiuta ogni esagerazione («niente di troppo». in greco medèn agan).
Prendendo spunto da queste riflessioni, Dino Ambaglio docente di storia antica all'Università di Pavia e Paolo Geraci, medico al Policlinico San Matteo di Pavia, propongono una piccola antologia di brani di autori greci e latini, Tràpeza. Breviario del gastronomo erudito, pubblicata dalla casa editrice Monboso di Pavia (costo 8 euro).
Un vero e proprio invito a pensare al cibo con realismo, ma anche distacco e ironia, riflettendo su esempi antichi sia del mangiare per vivere che del vivere per mangiare. Il tema comune dei passi scelti è quello del cibo e della bevanda. Accanto alle usanze alimentari quotidiane non mancano le curiosità: dal rapporto tra vino e medicina, ai ritratti di gourmet e mangiatori a sbafo, fino a improbabili teorie dietetiche e critiche moralistiche agli eccessi della gola. Tràpeza propone frammenti di poesia di Archiloco, brani del filosofo Senofane, degli storici Erodoto e Diodoro Siculo, poi di Diogene Laerzio, di Platone, Clearco, Ateneo e Archestrato; tra i latini, di Plinio il Vecchio, Seneca, Petronio e, in chiusura, la massima evangelica «Non di solo pane vivrà l'uomo».
Brevi e coincise note didascaliche sulle figure della letteratura antica, su autori e personaggi citati nei passi, aiutano nella lettura anche chi non è esperto del mondo antico. Il termine tràpeza che dà titolo al volumetto, significa, già nel greco dell'Odissea ma anche nella lingua moderna, la «tavola del desinare»; nell'antichità indicava anche il banco dietro il quale stavano i cambiavalute nell'agorà, nella piazza centrale della città, e oggi è per i Greci il nome comune della banca. (gb)