Tecnologia ignorata
ROMA. Tecnologia, questa sconosciuta. Il Censis ci restituisce l'immagine di un popolo disposto ad aprire il portafoglio per comprare il meglio del meglio in fatto di computer e cellulari ma restio allo studio e all'aggiornamento. I giovanisimi usano Internet per divertirsi.
Ma solo il 6 per cento dei giovani si addentra nelle istruzioni di funzionamento dei videomessaggi. Perché spendere tanto allora? Il mercato è pieno di vecchi telefonini ancora ampiamente utilizzabili. Attira la conquista di uno status symbol? «Ma quale status symbol, semmai conformismo - alla domanda risponde Luigi Di Giuseppe, psicologo, docente a Chieti, coordinatore del sito psiconline.it - Prevale, soprattutto nelle classi di età più basse, la necessità di avere un telefonino ‘comparabile', solo cosi ci si sente parte del gruppo, come quando si indossa un certo abbigliamento».
Ma perché non imparare a usarlo questo telefonino cosi importante per la propria identità?
«Non serve. Al gruppo si appartiene col possesso, è quello lo spirito che prevale non la praticità. Capire come funziona un nuovo apparecchio implica processi di apprendimento che solo chi lavora ha necessità di attivare. E chi lavora spesso ricorre a vecchia tecnologia affidabile».
Questo fenomeno, secondo lei, spiegherebbe perché vengono acquistati computer molto sofisticati anche da quel 74 per cento di italiani che dichiara di non saperli usare?
«Nel caso dei computer è diverso. Il consumo lo fa il mercato. C'è un avanzamento costante delle prestazioni tecnologiche accompagnato da un abbassamento altrettanto costante del prezzo. Cosi finisce che uno va a comprare una calcolatrice o un lettore di videogioco e si ritrova con una macchina avanzatissima con la quale non sa che cosa fare».
Fra quelli che usano il computer, secondo il Censis, risulta che i giovanissimi chattano e le persone mature cercano notizie. Comunque un uso riduttivo.
«Guardi, prima di parlare con lei ero all'università. Spiegavo ai miei studenti gli emoticon (le faccine per la comunicazione veloce attraverso i pc, n.d.r.). Gli studenti erano quasi infastiditi. Una roba da ragazzini, tagliavano corto. Questo per dire che il computer ancora non è riuscito a creare nuovi linguaggi e tutti lo usano per fare cose che farebbero benissimo anche senza pc».
Lei coordina un portale di consulenza psicologica on line, lo ritiene sostitutivo del contatto diretto con il terapeuta?
«Assolutamente no, niente potrà mai sostituire il contatto diretto».