Galbani punta sui discount
CORTEOLONA. La Galbani medita di entrare in un nuovo settore di mercato, quello dei discount. Per questo motivo dallo stabilimento di Corteolona partiranno alla volta della Slovacchia alcuni macchinari non più utilizzati. Nel paese dell'est europeo l'azienda avrebbe stretto un accordo con imprenditori locali per la produzione di mozzarella che potrebbe essere destinata ai discount, le catene di supermercati che puntano sui generi non di marca ma a prezzi più bassi del resto della grande distribuzione.
Si tratta di una trasferimento di macchinari che non avrà alcun impatto sugli stabilimenti di Corteolona e Giussago, e che non prelude affatto a un trasferimento dell'attività in Slovacchia, Paese nel quale si può trovare abbondanza di materia prima (latte) e manodopera a buon mercato.
Questa, almeno, è stata l'assicurazione dell'azienda ai sindacati nel corso dell'incontro che si è svolto nei giorni scorsi. Non erano un mistero le voci, che si rincorrevano ormai da tempo, di un grosso ridimensionamento degli stabilimenti di Corteolona e Giussago, proprio in vista di un massiccio trasloco dell'attività nell'est europeo.
In seguito a queste inquietanti indiscrezioni gli stessi sindacati, dopo il duro colpo della Dolma, avevano raddoppiato l'attenzione nei confronti dell'azienda che è a oggi la più importante realtà imprenditoriale della provincia, con i suoi 800 dipendenti circa.
Per quanto riguarda lo stabilimento di Certosa, l'azienda ha comunicato la decisione di cedere ad altri la realizzazione di tre prodotti (taleggio, robiola e caprino), che però hanno bassi volumi produttivi: non a caso non è previsto alcun esubero, dal momento che i dipendenti saranno riassorbiti in altre linee di produzione.
Lo stabilimento di Giussago, che impiega circa 300 persone, è caratterizzato proprio dalla presenza di tante piccole produzioni, mentre a Corteolona (circa 600 addetti) si lavorano grossi quantitativi, in particolare di mozzarella e gorgonzola.
Naturalmente nonostante le rassicurazioni dell'azienda, i sindacati qualche preoccupazione ce l'hanno. Tuttavia al momento non suona alcun campanello di allarme. «Seguiamo attentamente le vicende della Galbani - dice Donatella Lotzniker, segretario della Flai-Cgil - ma non siamo allarmati. Per quanto riguarda la produzione in Slovacchia, l'azienda ci ha detto che si tratta di una sperimentazione con l'obiettivo di entrare nel mercato dei discount. Ma in ogni caso i volumi sono molto ridotti».
Oltretutto, aggiunge Carlo Migliavacca, segretario della Uila-Uil, «non c'è alcun pericolo per la produzione che si fa a Pavia, perché la nostra ha un livello qualitativo superiore e non potrebbe essere rimpiazzata in ogni caso da quella proveniente dalla Slovacchia. Insomma, non ha senso fare dei parallelismi con la Dolma».
Concorda la Lotzniker: «Non è il caso di fare allarmismi. E sarebbe anche sciocco, in questo momento, metterci di traverso visto che l'azienda vuole cercare di coprire altre fasce di mercato». Sull'impianto di Corteolona, tra l'altro, l'azienda aveva già preannunciato investimenti per alcuni milioni di euro. La Galbani si è impegnata a incontrare nuovamente i rappresentanti sindacali per metà di gennaio.
Nel 2002 la Galbani è passata di mano, dalla Danone al fondo di investimento inglese Bc Partners, per 1 miliardo di euro, ovvero circa 2.000 miliardi di lire. Bc Partners aveva già altre partecipazioni di rilievo in società italiane. Prima della conclusione delle trattative con Danone si era a lungo parlato di un forte interessamente da parte di Parmalat all'acquisto.
A posteriori, visto quello che è successo, si può dire che sia andata bene. La Bc Partners confermò comunque alla guida della Galbani l'amministratore delegato Michel Figeac. I dirigenti sono diventati anche azionisti della società.