Bambina russa venduta per mille euro
AVEZZANO. E' stata la disperazione, la stessa che l'ha spinta sulla strada una volta giunta in Italia, a fare decidere a una russa, oggi di 38 anni, a vendere la sua neonata a una coppia benestante di Celano (L'Aquila). A distanza di due anni e mezzo la vendita è stata scoperta: madre naturale, intermediari e genitori «adottivi» sono accusati di concorso in soppressione di stato. La piccola, pagata almeno mille euro, è rimasta con i genitori adottivi, in attesa di ulteriore decisione del Tribunale dei minori. La storia di degrado della madre «snaturata» è emersa dalle indagini dei carabinieri di Avezzano.
E' una storia che parla di povertà, disagio, immigrazione, la stessa della maggior parte degli extracomunitari che popolano la Marsica. Proprio da un'indagine sull'immigrazione clandestina, due anni e mezzo fa, si erano avuti i primi elementi nell'inchiesta sulla vendita della neonata che ha condotto agli sviluppi di ieri. Allora, i carabinieri riuscirono a scoprire che erano in corso trattative per vendere una bambina nata da una donna russa. Ad agosto scorso, la conclusione dell'inchiesta sull'immigrazione clandestina. In carcere finiscono i quattro componenti di un'organizzazione che operava nella Marsica. Tra loro una russa di 45 anni, I.K., tornata libera qualche giorno dopo e sulla quale gli investigatori indirizzano le loro indagini ritenendola uno degli intermediari della vendita della neonata di cui avevano avuto sentore circa tre anni prima. Coordinate dal pubblico ministero Stefano Gallo, le indagini dei carabinieri vanno più a fondo fino ad arrivare a individuare l'altro intermediario, V.C., un operaio di 57 anni, di Avezzano. Si accerta che la madre naturale della bimba ha partorito nell'ospedale di Avezzano e che subito dopo la coppia di genitori «adottivi» - M.D. di 54 anni e la moglie A.C. di 52, originari di Avezzano - ha registrato la neonata all'anagrafe del comune di Celano come propria figlia.
Si scopre che per averla sono stati pagati mille euro, ma non è stato ancora accertato se si sia trattato di un acconto o dell'intera cifra. Intanto, in carcere sono finiti solo i due intermediari - la donna a Pescara e l'uomo ad Avezzano -; genitori «adottivi» e madre naturale hanno ottenuto i «domiciliari». Per la coppia, che continua per ora ad avere cura della bambina, il giudice per le indagini preliminari ha deciso anche l'obbligo di firma.
Niente, neanche la voglia di diventare genitori, può giustificare il commercio di neonati. Il ministro per le pari opportunità, Stefania Prestigiacomo, che ha la delega del governo in tema di adozioni, condanna fermamente il nuovo caso della bambina di Avezzano. La vicenda - afferma il ministro - «ripropone il dramma del turpe commercio di neonati che trova purtroppo 'clienti" anche nel nostro paese. Nei confronti di episodi del genere la condanna non può che essere netta e senza attenuanti possibili. I bambini non sono cose, nessun disagio, nessuna esigenza di genitorialità può giustificare - conclude Prestigiacomo - un reato gravissimo come la compravendita di esser umani che va sanzionato con la massima durezza».