Il Politico lancia l'SoS Europa

PAVIA. La Giornata de 'Il Politico" lancia l'SoS Europa. «L'euroscetticismo dilaga»: sentenziano Sergio Romano, Arturo Colombo, Alberto Majocchi, Gian Paolo Calchi Novati e Marta Cartabia nella tavola rotonda che è stata il clou del seminario organizzato dalla rivista diretta da Pasquale Scaramozzino, lunedi a Scienze Politiche. Proprio Scaramozzino all'inizio pone il grande quesito: i Paesi membri dell'Unione ratificheranno il Trattato di allargamento a 25 Stati firmato a Roma il 29 ottobre?
«L'Europa è a un passaggio molto stretto - esordisce Scaramozzino - I socialisti francesi devono decidere l'atteggiamento sul Trattato. Undici Paesi andranno a referendum. Sei, tra cui l'Italia a meno che il parlamento non cambi idea, dovrebbero procedere alla ratifica parlamentare. Otto sono indecisi su scegliere la consultazione diretta popolare o la via parlamentare. Non vediamo verso quale sbocchi marcia l'integrazione europea proceda».
Arturo Colombo vede euro-ottimisti e euro-scettici confrontarsi: «L'allargamento a 25 Paesi rafforza o indebolisce l'Unione? Il confronto è aperto. Se si pensa che si profilerà l'ulteriore allargamento a 27, cioè a Bulgaria e Romania, la questione è cruciale. E c'è chi, come i radicali, vorrebbero che anche Israele fosse ammesso nell'Ue. Se la Francia non dovesse ratificare il Trattato di Roma, avremmo un'Europa politicamente debole trasformata in una zona di libero scambio. E intanto la Germania preme per il proprio seggio all'Onu frustrando le posizioni europee. Faccio dunque mio l'appello di Habermas a rilanciare l'eurofederalismo».
Sergio Romano analizza la «crisi dell'europeismo» in Francia, Germania, Italia e Gran Bretagna: «La Francia, che ha usato l'europeismo per perseguire la propria egemonia in Europa, ora è divisa tra chi vorrebbe buttare a mare un europeismo che non serve più alle mire di Parigi e chi continua a credere nell'Unione. La Germania, ottenuta la riunificazione e mutata la generazione al potere, non ha più lo stesso bisogno di Europa. Il cancelliere Schroeder fa uso di opportunismo per perseguire il disegno di una Germania sempre più forte. Quanto all'Italia, l'Ulivo di Prodi ha puntato sull' Europa per riscattare il passato comunista, mentre oggi governano forze sempre più euroscettiche. E la Gran Bretagna predilige l'alleanza con gli Usa a quella con l'Europa».
Giampaolo Calchi Novati giudica le ambiguità europee dal punto di osservazione dell'Africa: «Non esiste più una politica estera comune. I Paesi europei, e la stessa Italia, non si sono tirati indietro rispetto alle politiche di guerra. L'Unione riconosce pari diritti ai regimi africani illiberali e repressivi e ripropone politiche di esportazione della democrazia di stampo coloniale».
Alberto Majocchi sottolinea la paralisi della politica estera ed economica europea, a causa del principio di unanimità che presiede ogni decisione. Dice poi che il reddito procapite europeo è il 70% di quello statunitense a causa dell'aumento della popolazione con l'immigazione extracomunitaria e la minore produttività del lavoro, dovuta anche al modello di vita cui gli europei non vogliono rinunciare. Majocchi, infine, difende il patto di stabilità dell'Unione».
Marta Cartabia lamenta che l'Italia abbia scelto la legge ordinaria per ratificare il Tratatto di Roma, e non quella costituzionale, che avrebbe accresciuto i rischi di non ratifica ma anche accresciuto il consenso popolare all'Europa. Il Premio Ottolenghi (3.000 euro) è stato assegnato alla bresciana Laura Alici, autrice di una tesi di laurea sulla Palestina (s. c.)