Avvento, la nostra conversione


Con questa domenica ha nuovamente inizio «l'Anno della Chiesa» e la sua prima stagione è l'Avvento (Venuta). Questo è tempo di preparazione a Natale, in cui si celebra la prima venuta del Figlio di Dio tra gli uomini. Ma è anche il tempo in cui si ravviva l'attesa della seconda venuta di Cristo al termine della storia. E' un altro aspetto del volto di Gesù che siamo invitati a contemplare con attenzione amorosa e vigile attesa: «Colui che viene».
Il brano evangelicodi oggi fa parte di un più ampio discorso di Gesù, dove l'annuncio centrale riguarda la sua venuta ultima e visibile: «Vedranno il Figlio dell'uomo venire sopra le nubi del cielo con grande potenza e gloria. Egli manderà i suoi angeli con una grande tromba e raduneranno tutti i suoi eletti dai quattro venti, da un estremo all'altro dei cieli» (Mt 24, 30-31). E' un avvenimento splendido e gioioso: Gesù risorto, nella pienezza del suo potere regale, verrà a raccogliere attorno a sè tutta la famiglia e darà inizio alla festa eterna del Regno di Dio.
Chi accoglie questoannuncio di Gesù vive nell'attesa, colma di speranza, di un lieto evento. La sua venuta segnerà, appunto, la fine di questo vecchio mondo dove dominano l'egoismo, la sopraffazione, l'odio, la morte, e inaugurerà un mondo radicalmente nuovo, fraterno, dove l'unità degli uomini con Dio e tra loro sarà perfetta, la vita piena e la gioia straripante, senza fine. Verrà un tempo in cui gli strumenti di guerra (spade, lance) saranno trasformati in strumenti di lavoro e di servizio all'uomo (vomeri, falci): gli uomini disimpareranno a fare la guerra.
Nel Vangelo odiernoGesù sottolinea un aspetto irrinunciabile nell'attesa della sua venuta: la vigilanza responsabile e operosa. Bisogna essere pronti ad accogliere il «Signore che viene». Gesù mette in guardia i discepoli contro il pericolo di addormentarsi o di stancarsi nell'attesa. E' il lasciarsi assorbire dai problemi di vivere quotidiano, dimenticando le possibili «sorprese» di Dio. E' l'adagiarsi in una falsa sicurezza, senza rendersi conto che una «Venuta» incombe e sarà un evento di salvezza per chi opera il bene, ma un evento di rovina per chi avrà agito male.
E' la paroladell'Avvento e anche di quel lungo avvento che è il corso della nostra vita. «Vegliate», perchè il Signore verrà come un ladro che non manda nessun preavviso. La cosa più saggia è attenderlo sempre: «Anche voi state pronti, perchè nell'ora che non immaginate il Figlio dell'uomo verrà». Per la maggior parte degli uomini, e quasi sicuramente anche per noi, questo appello riguarda non il giorno della venuta gloriosa di Cristo, ma quello della morte, in cui la venuta finale di Gesù viene in un certo senso anticipata.
«Vegliate!». La forzatrasformante della Parola di Dio non si è esaurita, ma è viva anche oggi per noi. La vigilanza è attenzione d'amore a colui che verrà, ma già viene. Noi viviamo tra il giorno della risurrezione di Cristo e quello della sua venuta... Gesù è Colui che è venuto, viene e verrà. E' venuto nell'Incarnazione, verrà nella gloria e nel frattempo non ci lascia soli: «Vegliare» è saper riconoscere Gesù in queste molteplici venute e donargli amore concreto.
Veglia bene chi ama.E' proprio dell'amore vegliare. «Verrà nella gloria per giudicare i vivi e i morti». Un giudizio che sarà anticipato per ciascuno nel momento della morte. E' questo il «momento della verità», dove cadono tutte le maschere e i falsi problemi e si vede con perfetta lucidità che cosa valeva nella vita ormai trascorsa: valeva non quanto successo abbiamo ottenuto, ma quanto amore abbiamo donato. «Alla sera della vita saremo giudicati sull'amore» (S. Giovanni della Croce). Ma potremmo aggiungere: saremo giudicati dall'Amore, cioè da un giudice che ci ha amati e che ci ama come nessun altro mai.
Cercheremo di viverebene le dimensioni essenziali dell'Avvento. L'attesa piena di speranza e ottimismo, nonostante le apparenti smentite della storia. Il nostro futuro è una Persona che viene! «Noi sappiamo dove va la storia, anche se non sappiamo per quali strade» (S. Agostino); «Il meglio finisce sempre per accadere e l'avvenire è migliore di qualunque passato» (Theilard de Chardin).
Quando spiegol'Avvento dico sempre che l'uomo è eccentrico, il suo centro è fuori di sè, trascende la sua vita e la fa dipendere dall'incontro con l'Altro. Ognuno di noi raggiunge il suo centro se lo fa diventare la meta della sua vita, perchè si diventa ciò verso cui si va e andare incontro a Cristo trasforma l'avventura della nostra vita.
Cosi don Enzocelebrava la forza trasformante di questo tempo liturgico: «Per essere giovinezza, protagonista, fede ardente che brucia e riscalda, compromettiti con Dio e con i poveri. Dona ciò che hai ricevuto per amore e non essere più un comodo integrato nel sistema, ma lasciati scuotere dall'amore e dalle sofferenze dei fratelli».

don Franco Tassone