«E' un edificio fuori legge»
PAVIA. «Io, da casa, mi sono portata in ufficio una fune. Scoppiasse un incendio, avrei una via di fuga, visto che le scale di sicurezza non ci sono». La dipendente del Palazzo di Giustizia è serissima, non pare in vena di sarcasmi. E altrettanto seri sono la quarantina di lavoratori che, riuniti da Cgil e Uil, manifestano davanti al portone dell'edificio. Il luogo nel quale viene amministrata la giustizia e che, per paradosso, è fuori-legge. Manca addirittura un certificato provvisorio di agibilità. «E poi si sanzionano gli imprenditori perchè, magari, non hanno piastrellato il muro fino a una certa altezza», commenta un'altra lavoratrice. L'aria è tesa, i manifestanti spiegano le loro ragioni che, alla fin fine, sono pure le ragioni di centinaia di utenti.
Perchè il Palazzo di Giustizia, non va dimenticato, viene frequentato ogni giorno da decine e decine di persone. E probabilmente pochi sanno di essere in un edificio che non risponde ai requisiti di sicurezza. Gli esempi coprono sfumature che vanno dal drammatico al grottesco.
Il rischio incendi, prima di tutto. Non solo mancano le scale esterne, ma sono del tutto assenti anche le cosiddette porte tagliafuoco. E se (Dio non voglia) dovesse scoppiare un incendio, le fiamme troverebbero alimento quasi infinito nelle centinaia di fascicoli accatastati ovunque. I faldoni costituiscono anche un altro pericolo: appoggiati sui pavimenti sono un peso non indifferente che grava sulle strutture portanti. Sempre per la sicurezza, all'ingresso nessuno controlla chi entra e chi esce. «Un giorno si e l'altro no ci troviamo qualche 'matto" per i corridoi». Il capitolo pulizia non sta messo meglio. «Evidentemente mancano i soldi per i detergenti - dice una rappresentante sindacale - perchè l'impresa di pulizie lava i pavimenti solo con l'acqua». Alla voce igiene va annoverato anche il numero dei gabinetti: limitandosi al piano che ospita gli uffici della Procura ve ne sono tre per una cinquantina di dipendenti. Quelli a pian terreno, gli unici a disposizione degli utenti, sono da mesi completamente sforniti di carta igienica. Cosi come manca la cancelleria, la carta per le fotocopie, addirittura i cerotti nelle cassettine del pronto soccorso. L'argomento «animali molesti», poi, merita un cenno a parte. I topi e le zecche portate dai piccioni ('ospiti" nell'adiacente stabile di via Romagnosi che fu il carcere di Pavia) compaiono con impressionante frequenza. Cosi come i pipistrelli. Solo poche settimane fa ne sono stati sfrattati a decine. E' per tutto questo che, il 22 ottobre, venne effettuata la riunione annuale prevista dalla legge 626. Per questo il presidente del Tribunale, Piergiovanni Palminota, il 25 ottobre denunciò la situazione con una lettera inviata a Ministero e Corte d'Appello. E sempre per questo Cgil, Cisl e Uil proclamarono lo stato di agitazione ai primi di novembre. Ieri mattina, durante la manifestazione, Massimiliano Preti ha commentato: «Noi della Cgil e i colleghi della Uil manifestiamo per informare le istituzioni sullo stato di 'salute" del Palazzo di Giustizia. Le organizzazioni sindacali da tempo, ormai, hanno chiesto la valutazione di rischio al dirigente responsabile, ma non ne abbiamo mai avuto copia». «Intervengano le autorità competenti. - ha aggiunto Antonino Palino della Uil - Con questa assemblea esterna al Palazzo vogliamo dare visibilità ai problemi che destano preoccupazione nei lavoratori, in modo tale che si possa porvi rimedio al più presto». Al termine dell'assemblea-presidio, gli esponenti delle organizzazioni sindacali e dei lavoratori hanno avuto un incontro con il Prefetto al quale hanno chiesto di interessarsi della vicenda. Analoga richiesta è stata rivolta, tramite un volantino diffuso ieri mattina, alle istituzioni locali e ai parlamentari eletti nel collegio. Ma le risposte giunte dal Comune, sino ad ora, rimandano a 'silenzi romani" sulla effettiva possibilità di impiegare i quasi 10 milioni di euro già stanziati per i lavori.