Bassanini: «Riforme fallite»

PAVIA. «La stagione delle riforme istituzionali in Italia è fallita, ma risorgerà: è inevitabile». L'ex-ministro Franco Bassanini, padre del federalismo secondo il centrosinistra al governo fino al 2001, non esita a parlare di «disastro e dissesto» e a bocciare senza appello la devolution e le altre riforme messe in campo dalla maggioranza che sostiene il governo Berlusconi.
«Disastro e dissesto» sono i termini da lui usati per descrivere la situazione attuale, svolgendo la Conferenza Romagnosi, organizzata dall'omonima Fondazione ieri in Aula Foscolo davanti a un foltissimo pubblico e alla presenza del presidente della Fondazione Fabio Rugge, del vicepresidente e assessore provinciale Vittorio Poma e del prorettore alla didattica e preside di Scienze politiche Salvatore Veca.
«Non parlerei oggi di riforme - esordisce Bassanini - ma di tentativi di riforma affannosi, disorganici e tumultuosi. La lezione di Massimo Severo Giannini, ministro della funzione pubblica 25 anni fa, e la possibile terapia da lui indicata sono state ignorate. La stagione dei tentativi riformatori cominciata nel 1990 ha stressato e messo a dura prova le istituzioni. Tra stagnazioni, incertezze, errori, corsi e ricorsi, come può ricordare l'amico e collega al governo Bettinelli, non si è ottenuto alcun risultato, e come inevitabilmente succede, siamo andati indietro».
Bassanini lamenta di essere raramente invitato in Italia a fare un bilancio della stagione delle riforme tentate: «Solo all'estero mi chiamano». Poi passa a sottolineare «il calo della spesa per la pubbblica amministrazione, dallo Stato ai Comuni: tra il 1889 e il 1990 la spesa di Stato è oscillata tra il 12,7 e il 12,8% del prodotto interno lordo. Nel 2001 siamo scesi al 10,5%, mentre la Francia, ad esempio, stanzia il 14% della ricchezza nazionale. Nel 2003 siamo risaliti all'11%, ma restiamo sotto i livelli europei. Nonostante questo, la macchina della pubblica amministrazione ha dato un notevole contributo all'opera di risanamento avviata nel 1992».
Bassanini sottolinea che «i tentativi tumultuosi di riforma» hanno comunque consentito di sopprimere duecento tipi di autorizzazioni amministrative. «Sono state cancellate - aggiunge - situazioni paradossali. Come ad esempio i vincoli normativi che hanno impedito a un grande editore torinese, che trasferiva la propria sede in periferia, di regalare 200 mila volumi alle scuole perchè gli istituti scolastici non hanno potuto accettare queste donazioni».
«Oggi 33 milioni di dichiarazioni dei redditi sono inoltrate per via elettronica dai vari uffici periferici all'amministrazione centrale - è un'altro esempio di snellimento burocratico citato da Bassanini - L'effetto è che i contribuenti ricevono i rimborsi relativi agli anni recenti, mentre aspettano ancora quelli di dieci anni fa.
L'ex-ministro adesso prende di petto la devolution dei ministri Bossi e Calderoli: «Le rilevazioni di Mannheimer dicono che i cittadini apprezzano di più la pubblica amministrazione degli enti locali e delle Camere di Commercio che non quella dello Stato. Solo il 29 per cento dei cittadini è favorevole alla riforma del centrodestra, mentre il 65% è contrario. Eppure l'Ocse ha promosso le riforme federaliste dell'Italia degli anni scorsi e ha rivalutato la posizione del nostro Paese dal 30º al 15º posto».
Bassanini dice che «gli altri Paesi si stupiscano che l'Italia con i governi di centrosinistra sia riuscita a riformare il pubblico impiego senza scatenare i sindacati». «La gente - aggiunge - oggi preferisce i sindacati confededarli a quelli autonomi perchè interpretano meglio gli interessi del Paese».
«Ora - aggiunge l'ex-ministro delle riforme - serve una grande modernizzazione dello Stato, da attuare con vere riforme, gestite non solo a Roma ma anche a Bruxelles e a livello dei poteri locali». Bassanini invoca «una vera sussidiarietà federale, come sottolinea Giuliano Amato, che avrà un ruolo centrale nella modernizzazione del sistema amministrativo. Bisogna dare più poteri di coordinamento e più risorse agli enti locali».
Bassanini dà anche un giudizio sulla legge dell'elezione diretat dei sindaci del 1993: «Oggi si sente l'esigenza di ampliare i poteri dei consigli comunali, troppo compressi». L'ex-ministro passa quindi alla legge di riforma del Titolo V della Costituzione, approvata in prima istanza dal parlamento: «Non c'era una necessità tecnica di ricorrere a una legge costituzionale».
Il presidente della Fondazione Romagnosi Fabio Rugge, in apertura, ha detto che oggi «gli enti locali sono chiamati a un nuovo protagonismo nella progettazione dello Stato, per superare le turbolenze e qualche gelata incontrata dal processo riformatore». Il preside di Scienze politiche Salvatore Veca ha sottolineato «l'altissima posta in gioco per il Paese». Il vicepresidente della Fondazione e assessore provinciale Vittorio Poma ha sostenuto che «in Italia bisogna creare una cultura dell'amministrazione pubblica e che ora bisogna vincere le sfide del rispetto di separazione dei ruoli tra chi gestisce e chi indirizza e controlla e delal formazione della classe dirigente». (s. c.)