E se la vittima fosse calabrese?


La «taglia» spiegano i vocabolari, è il premio che le pubbliche autorità promettono a chi faccia arrestare un ricercato. Anche nei film western e nei fumetti sono appunto le autorità, cioè gli sceriffi, che decidono di ricorrere a questo strumento per riuscire a trovare qualche pericoloso bandito, e di regola si determinano a tanto in ragione del numero e della gravità dei reati che il bandito ha commesso e non per la nazionalità della vittima del delitto. Oggi in Italia, invece, quei limiti vengono superati in una direzione e nell'altra.
Nel caso del povero benzinaio ucciso a Lecco, infatti, è la Lega (cioè un partito politico, che come tale è un soggetto privato), che - evidentemente scettica sia della capacità di polizia e carabinieri di individuare i responsabili dell'omicidio che della disponibilità dei cittadini, anche se padani, di denunciare le cose di cui sono a conoscenza - si rende in prima persona protagonista delle ricerche dei colpevoli.
Non solo. Perché non sorgano aspettative in tante famiglie di povere vittime di rapinatori e altri criminali, si ha cura di precisare che la scelta è giustificata dal fatto che il povero Giuseppe Enrico Maver era un militante della Lega: «Nessuno può permettersi di toccare un 'padano"», è stato il commento del ministro delle riforme Roberto Calderoli.
E se il benzinaio fosse nato in Calabria prima di emigrare al nord? Comunque, stando alle agenzie di stampa, già che c'era il ministro ha affermato che nel bando di ricerca egli avrebbe voluto inserire anche le parole «vivo o morto», ma che a ciò ha rinunciato in quanto qualcuno gli ha spiegato che una simile specificazione è vietata dalla legge. Per fortuna, verrebbe da dire, che gli attuali ministri hanno qualche buon consigliere, capace di ricordare loro che in Italia, per qualsiasi delitto, è ancora prescritta l'effettuazione di un processo (a meno che non si tratti di un reato commesso da un imputato eccellente, nel qual caso da parte di alcuni si auspica l'assoluzione senza fare processi) e che, comunque, non è stata ancora reintrodotta nell'ordinamento la pena di morte. Però non è detto. Di qui alla fine della legislatura manca un anno e mezzo, tempo sufficiente per provvedere a una simile «riforma».

Giovanni Palombarini