IL BARATTO IMPOSSIBILE


Con quel che succede, soprattutto con quel che succederà al corpo sociale ed economico del paese, inquietarsi per grazie concesse o negate può apparire un lusso dell'intelletto. Ma nell'ostinazione, se si vuole nella fermezza, con cui il leghista e ministro Castelli si oppone alla clemenza per Bompressi e Sofri ci sono metodo e cultura.
La grazia ad un detenuto è la somma non aritmetica, meglio sarebbe dire la mescolanza, di condizioni oggettive e soggettiva volontà. Le prime attengono alla distanza temporale del reato commesso, al periodo di detenzione scontato, al comportamento giudiziario e carcerario del reo. Le seconde riguardano la percezione che chi concede o nega la grazia ha della «accoglienza sociale» che il provvedimento di clemenza suscita. E' una miscela per la quale non esistono dosi prescritte, fa fede e testo il giudizio e la sensibilità di chi detiene il potere di grazia. Per Ciampi la miscela c'è, per Castelli no.
Ripercorrendo ciò che Castelli dice e fa da tempo, il requisito fondamentale che manca a condannati come Bompressi e Sofri per ottenere la grazia è quello di essere detenuti «comuni». Sono invece «politici» e inoltre appartegono all'altra parte politica, quella «altra» da Castelli e da An che ha la stessa posizione. Infatti Castelli non si opporrebbe se la grazia a uno di loro fosse parte di un pacchetto, configurasse una sorta di scambio: grazia per uno di «loro» e contestualmente grazia per un secessionista padano, per uno dei «suoi». E' la cultura degli «ostaggi» che le diverse parti o tribù si scambiano al check-point sul confine. Logica e cultura che non concepiscono un territorio comune chiamato Stato, ma solo, appunto, «parti» che trattano o, quando ciò non è possibile e conveniente, mantengono integra la loro «parziale» legalità o moralità.
E' la stessa cultura che rivendica la Rai a Milano o nega finanziamenti a Roma capitale. Che chiede case e impieghi pubblici riservati in «Padania» a chi ha un certificato di nascita «padano». Nel caso di An, quella cultura che pensa la grazia come codicillo di pace di una guerra civile cominciata nel 1943. Ed è ancora la stessa cultura che porta i Calderoli, i Marzano e lo stesso Berlusconi a trovare 10 miliardi di euro a miracolosa e improvvisa copertura degli sgravi fiscali. Si soddisfa oggi l'interesse di una parte, sociale e politica. E chi avverte che «il tutto» ne potrebbe soffrire, l'Europa o più concretamente chi calcola i possibili aumenti del costo degli interessi da pagare sul debito pubblico, sono «tecnici», poteri e forze oscure di cui diffidare, entità astruse ed ostili. Insomma, scarpe grosse e cervello fine, stavolta nel senso di sottile di sguardo e di spessore.

Mino Fuccillo