Forza Italia: ecco come tagliare 9 miliardi
ROMA. Forza Italia annuncia: trovati nove miliardi per il taglio delle tasse. La tabella delle coperture viene data al ministro Siniscalco, all'Udc, ad An. Dibattito, tensioni. Berlusconi scrive al presidente di turno della Ue Balkenende: apriamo la discussione sul Patto di stabilità. Il ministro Siniscalco, sotto tiro, va a tarda sera da Berlusconi. E' stato messo con le spalle al muro: coperture fornite dai partiti, a lui resta la scrittura dell'emendamento.
Anche il giorno del nuovo diktat di Berlusconi è trascorso nell'inutile attesa dell'emendamento sul taglio delle tasse. Nella Casa delle libertà, è stata un'altra giornata di trattative frenetiche, di tensioni fra Forza Italia e Lega da una parte, Udc dall'altra. Nervosismi che si sono riverberati anche in Parlamento. La maggioranza si è divisa sul decreto «salva-Previti», ma ha dovuto anche ricorrere al voto di fiducia sul condono edilizio, per timore di andare sotto. Elementi che hanno di nuovo fatto infuriare Berlusconi: «C'è sempre chi si mette di traverso», sarebbe sbottato con i suoi.
Per tutto il giorno il presidente del consiglio e Forza Italia hanno ripetuto che la copertura finanziaria c'è. Che il taglio potrebbe essere addirittura di 9 miliardi. Ma quando hanno presentato le loro proposte a Siniscalco, il ministro dell'Economia è rimasto freddo. Berlusconi ha intanto scritto al presidente di turno dell'Unione europea, l'olandese Peter Balkenende, per chiedergli di mettere in agenda del prossimo Consiglio europeo un «dibattito sull'intepretazione del trattato di Maastricht». Obiettivo: poter sforare il tetto del 3 per cento fra deficit e Pil. Una possibilità contro cui è però tornata a schierarsi la Bundesbank.
A spalleggiare Berlusconi continua ad esserci la Lega. «Berlusconi decida subito», insiste Roberto Calderoli. La decisione è stata presa nell'ultimo vertice di maggioranza - aggiunge - «poi tecnici o presunti tali, nani e ballerine hanno presentato una serie infinita di coperture. Ora basta». A complicare le cose, il presidente del Senato, Marcello Pera, fa sapere che non verrà ammesso nessun emendamento alla Finanziaria dopo il 29 novembre.
Il nervosismo riaffiora nel pomeriggio. Circola voce di un vertice tecnico da Siniscalco, subito dopo smentito. «Basta con questo stucchevole balletto di proclami senza cifre», insorge Gianluigi Magri, sottosegretario all'Economia dell'Udc. «La maggioranza metta per iscritto una proposta». Passano pochi minuti e Forza Italia riceve a Montecitorio Magri e Ettore Peretti. Non viene mostrato alcun emendamento, ma solo indicate delle cifre di copertura possibili e degli obiettivi. Dopo inizia quello che appare un vertice vero: An e Forza Italia, sul tavolo coperture radicalmente diverse per una stessa cifra di tagli: 9 miliardi.
In quelle di Forza Italia il blocco del turn over nella pubblica amministrazione c'è, ma per ora riservato ai contratti a tempo determinato, via via che si chiudono non si rinnovano. Crosetto ha messo in pratica la caccia ai residui che aveva preannunciato nella relazione alla Finanziaria. Cosi nelle tabelle dei ministeri sono stati scovate diverse centinaia di milioni di euro. Non tagli, ma cifre che non sarebbero state spese, come accade da anni.
Un miliardo può venire da un aumento delle concessioni governative. Non ci sono, invece, i temuti ritocchi alle imposizioni sulle rendite finanziarie. Restano in piedi le misure indicate da Domenico Siniscalco per il primo emendamento (mai presentato) che prevedeva solo un intervento sull'Irap e sgravi per le famiglie. 2 miliardi dallo spostamento al 2005 della seconda e terza rata del condono edilizio, mentre 238 milioni vale il taglio del personale della scuola. An insiste con il blocco delle pensioni di anzianità su base volontaria o aiutata dalla cancellazione di due finestre. «Il bonus ci può aiutare - spiega Mario Baldassarri - a trovare un miliardo un miliardo e trecento milioni». Renato Brunetta, consigliere economico del premier, propone invece di tagliare la cassa integrazione a chi «ci marcia», cioè a chi rifiuta due proposte di lavoro in un anno. Risparmi previsti: 100-200 milioni di euro all'anno.