Maltrattamenti, condannata la maestra
VOGHERA. Per gli uni, non dovrebbe nemmeno più avvicinarsi a un'aula scolastica; per gli altri è una maestra modello. Il caso di Carla Vercesi ha spaccato in due le elementari di Santa Maria della Versa, ma da ieri mattina in questa torbida vicenda di presunti maltrattamenti e vessazioni su un'alunna, c'è un punto fermo: è la condanna a 9 mesi di reclusione, con la condizionale, inflitta all'insegnante.
Il giudice Daniela Garlaschelli non resta molto in camera di consiglio. Una ventina di minuti, alle 12 e 20 esce e pronuncia il suo verdetto. Carla Vercesi dovrà pagare anche le spese di giudizio alla parte civile, 2.500 euro. Non appare sorpreso l'avvocato Saverio Bertoni, legale dell'insegnante. «Me l'aspettavo - mormora - questa sentenza era già scritta nel provvedimento di sospensione (firmato dallo stesso giudice vogherese). Ora prepareremo l'appello». Di tutt'altro tono i commenti della parte civile. Il professor Carlo Enrico Paliero, patrono per i genitori dell'alunna, è più che soddisfatto. Lo stesso stato d'animo della mamma e del nonno della piccola: «Giustizia è stata fatta», esultano. Con loro c'è un'altra mamma, lei la maestra non l'ha denunciata ma ha mandato la figlia alle elementari di Pianello.
In aula, nella vecchia aula della pretura, ci sono anche tre rappresentanti del comitato genitori, che ha avuto parole di apprezzamento nei confronti di Carla Vercesi e criticato duramente il direttore didattico, per la sua gestione della vicenda.
Se ne va senza commentare, come suo stile, il pm Walter Cotugno. Il sostituto procuratore aveva chiesto la condanna a un anno e sei mesi di reclusione, una richiesta a cui si era associata la parte civile. Nessun dubbio, per l'accusa e per Paliero, sulla colpevolezza della maestra, dimostrata dalle numerose testimonianze «univoche e concordanti». Carla Vercesi, con un atteggiamento gravemente vessatorio - urla, continui rimproveri, persino il divieto di recarsi ai servizi igienici - avrebbe ridotto l'alunna in uno stato di profonda prostrazione fisica e psicologica, spingendo infine i genitori a denunciarla e a trasferire la figlia alle elementari di Stradella. Una condotta del tutto incompatibile con il suo status di insegnante e penalmente rilevante. Per la difesa, invece, non c'era uno straccio di prova a suffragare le due imputazioni di maltrattamenti e diffamazione, non un elemento a supporto anche delle insinuazioni più gravi. Ma il tribunale di Voghera, ieri, ha deciso che le cose non stavano proprio cosi. Ora non resta che attendere il processo-bis, in appello.