Ex Snia, liberi i dieci indagati
PAVIA. Sono stati scarcerati i dieci romeni che erano stati arrestati nello scorso mese di giugno con l'accusa di avere a più riprese rapinato alcuni nomadi all'interno dell'area ex Snia. I difensori dei dieci indagati avevano chiesto un incidente probatorio davanti al Gip. Ma il querelante principale, uno dei Rom che si presume siano stati rapinati, non si è presentato. E altre due parti offese avrebbero sostanzialmente ridimensionato la gravità degli episodi che erano stati all'origine dell'ordinanza di custodia cautelare in carcere. L'udienza preliminare è ancora da fissare.
Gli arresti vennero effettuati dai carabinieri lo scorso 3 giugno. Riguardarono dieci cittadini romeni: Dumitru Bilan, 22 anni, Ioan Miculaiciuc, 20 anni, Ioan Chifa, 18 anni, Vasile Usciuc, 24 anni, Vasile Hantig, 18 anni, Gheorghe Pisten, 30 anni, Ioan Brotnei, 18 anni, Vasile Bilici, 33 anni, Vasile Bucsuta, 24 anni e Ioan Bilici, 24 anni. Tutti furono accusati di concorso in rapina. Secondo la tesi della Procura, infatti, avrebbero costretto in varie riprese alcuni nomadi, che vivevano nell'area dell'ex Snia, a consegnare il poco denaro che avevano a disposizione minacciandoli con pistole scacciacani e spranghe. Dopo avere chiesto, invano, la scarcerazione, gli avvocati Umberto Ferrari e Antonietta Mancini (che difendono Bilan, Chifa, Hantig, Pisten e Bucsuta) hanno svolto indagini difensive ed hanno ottenuto un incidente probatorio. In sostanza una «formazione anticipata» della prova che, in questo caso, era necessaria dal momento che il procedimento coinvolgeva cittadini stranieri senza fissa dimora (solo Bilan e Bucsuta sono regolari). Davanti al giudice delle indagini preliminari, Fabio Lambertucci, si sono presentati gli indagati e i relativi difensori; oltre agli avvocati Ferrari e Mancini vi erano anche gli avvocati Vitali, Beltrami, Pizzocaro e Veronelli. Ma all'udienza non si è presentato proprio il «teste chiave», ossia un nomade di 20 anni che viveva nell'ex Snia e che raccontò agli investigatori di essere stato sottoposto a soprusi e di essere stato rapinato. C'erano altre due parti offese, ma dal loro esame sarebbero affiorate dichiarazioni contraddittorie. Una delle contestazioni, ad esempio, riguardava la rapina di 300 euro sotto la minaccia delle armi. Ma il nomade rapinato, davanti al Gip, ha raccontato che in realtà era stato coinvolto in una zuffa, che nella confusione gli era caduto a terra il portafoglio contenente i 300 euro e che, una volta che l'aveva recuperato, non aveva più trovato il denaro. Per quanto riguarda i fatti del 2004, uno dei nomadi avrebbe detto di non avere mai avuto notizia di rapine o, come prospettato dall'accusa, dell'esistenza di una sorta di 'gang" che taglieggiava i poveri. Subito dopo l'udienza, il giudice ha revocato le misure cautelari in carcere, disponendo la remissione in libertà di tutti i romeni. Gli stranieri restano indagati.