LA STRATEGIA DI PUTIN PER UN PAESE IN BILICO
Chi ha creduto davvero nel repentino dissolvimento dell'impero russo ha sbagliato. E la prova maggiore viene dal sostegno che Vladimir Putin sta offrendo al leader ucraino Leonid Kuchma, che ha imposto il suo candidato al ballottaggio elettorale di ieri. Ai ribelli ucraini, che si stanno battendo per far riconoscere la vittoria del filo-occidentale Yushenko, la Duma di Mosca ha mandato un messaggio intimidatorio, perché la Russia non può permettere un drastico cambiamento nella politica del Paese vicino.
In tutti questi anni la leadership ucraina ha mosso qualche passo in direzione dell'Occidente, appoggiando ad esempio la guerra di George W.Bush in Iraq, ma è rimasta di fatto nell'orbita politico-militare di Mosca. Era l'unico sistema per non far crollare l'apparato militar-industriale, strettamente collegato a quello russo. I missili, l'arsenale nucleare, tutto ciò dovrebbe essere in via di liquidazione dopo un accordo con gli Stati Uniti. Ma la fiducia negli Stati Uniti è quanto mai bassa. Perché? Perché Kiev era stata invogliata a sostenere la politica americana in Iraq, ottenendo in cambio preziose commesse per un valore di cinque miliardi di dollari. Di queste commesse non s'è visto nulla, mentre la Russia di Putin, che pure s'era opposta alla guerra, ha ottenuto un contratto con il ministero dell'energia iracheno.
Putin intende mantenere un potere di direzione sull'Ucraina, perché ha sempre teorizzato la necessità imperiale di avere intorno a sé una serie di stati cuscinetto. Cosi favorisce adesso Kuchma e il suo pupillo Yanukovich (emtrambi afflitti da guai con la giustizia) mentre sostiene nell'altro stato cuscinetto, la Bielorussia, la leadership appena confermata da un referendum di Alexander Lukashenko.
Quest'ultimo è uno degli ultimi satrapi tartari dell'impero ex comunista. «Non permetterò che il mio governo segua il mondo civilizzato», è uno dei suoi slogan preferiti. Antiamericano fino al midollo ha ordinato la chiusura di tutti i McDonald's e ha sfrattato l'ambasciatore Usa dalla sua residenza, «perché necessaria al governo».
Una verità scomoda è che la transizione veloce dal socialismo al mercato, come si è vista in Russia o in Polonia, ha creato nei Paesi limitrofi serie perplessità.
Il ciclone capitalista s'è lasciato alle spalle un'autentica macelleria sociale. Questo spiega come mai i nuovi satelliti di Mosca tengano la barra del timone nella direzione attuale di Putin, più stato, più esercito, meno miliardari a go-go.