UNA LEZIONE DI UMANITA', LA VENDETTA NON SERVE
L e parole della madre di Maria Grazia Cutuli ci costringono a fare i conti con terribili problemi. Criminalità organizzata. Terrorismo. Delitti feroci e spietati. Necessità di contrastarli col massimo di efficienza, ma senza lasciarsi imprigionare da pratiche che riducano i diritti a scatole vuote. E' uno dei nodi della giustizia. Il rischio che sia soffocata da logiche di vendetta. Chi subisce un torto - lo sappiamo tutti - inevitabilmente prova rancore. Ma se ci si lascia imbrigliare in modo assoluto dal rancore, ecco innescarsi una reazione che ci porta a contrapporre al male altrettanto male. Ecco che vittima e colpevole sono inchiodati allo stesso linguaggio, alla stessa logica: l'uso del male e della violenza. Occorre invece sforzarsi di dare alla giustizia la forza di vincere il male con altri mezzi. Il che, ovviamente, non significa affatto sminuire il male. Il male resta male. Nessun giustificazionismo, nessun buonismo: sarebbe vanificare la giustizia. Il problema è di provare ad inventare forme di risposta al male che siano capaci di fermarlo davvero. Di creare logiche capaci di ricomporre un tessuto lacerato da inimicizie e odi profondi. Di nuovo, attenzione: nessuna confusione. I delitti sono delitti. Vanno puniti. Quelli gravi duramente puniti. Ma se la sanzione diventa cosi pesante da risultare spietata, crudele fino a calpestare il colpevole (addirittura ucciderlo), ecco che l'orizzonte della giustizia si allontana e prende il sopravvento la vendetta. Il colpevole va punito. Ma anche «aiutato», dal tipo di sanzione e dalle modalità di esecuzione della sanzione, a capire il perché del suo errore. Altrimenti la punizione (tutte le punizioni, anche la pena di morte) servono a poco. Ispirandosi alla stessa scuola di violenza, confermano - nel condannato la cui dignità sia calpestata e nei sodali del condannato ucciso - scelte di violenza che inevitabilmente generano altra violenza, nuovi delitti e nuova insicurezza per la società. E' questo il senso di una giustizia giusta: impedire che ci si accanisca sul colpevole fino ad ucciderlo o fino a schiacciarlo impedendogli di cambiare. Ed è questa - io credo - la grande lezione di umanità, generosità e giustizia che le parole della madre di Maria Grazia Cutuli - nel dolore - sanno esprimere.