Paolini, piccolo grande eroe

MILANO. Erano passati otto anni dal suo ritorno dai lager tedeschi sull'altopiano di Asiago. Erano passati otto anni anche dalla prima stesura del romanzo, quando, finalmente, Mario Rigoni Stern riusci a pubblicare, nel 1953,"Il sergente nella neve", rievocazione della sua esperienza (e, attraverso di essa, di una generazione) nella campagna di Russia. Elio Vittorini defini l'opera un'"Anabasi dialettale". Del resto, l'epopea narrata era davvero l'anabasi (una tragica ritirata attraverso la taiga) di un'Italia minore, contadini mandati a combattere contadini.
Storie di uomini allo sbando, sconvolti, chiusi nella sacca del Don, gli arti incancreniti, che 'muoiono più di freddo che di bombe". Adesso questo diario di guerra diventa teatro di narrazione, con il Sergentmagiur che smette la divisa e, indossato il cappotto di Marco Paolini, immagina di ritornare in quei luoghi. E diventa voce di un'umanità sconfitta dalla storia ma vittoriosa nella rete etica degli affetti, nella lezione della solidarietà, nella coerenza contro l'orrore. Un Sergente dal volto livido di stanchezza a forza 'de caminar, caminar, caminar", che ha fame, non ha un goccio d'acqua, sente il ghiaccio scricchiolare sotto gli scarponi. Come tutti gli altri alpini-opliti di Rigoni Stern. Opliti, perché Paolini, memore di Vittorini, estrae il quarto libro dell'"Anabasi" e declama di gelo e bufere che travolsero i mercenari greci esattamente come i soldati del 6º reggimento, battaglione Vestone, decimati e sfiniti. Una carta geografica sullo sfondo, un telo bianco a terra ed una base sonora Paolini evoca con la sola forza della parola gli sconfinati spazi e gli infiniti silenzi di un viaggio senza eguali nella memoria collettiva. Pronto all'ironia e ad una raffica di litanie-bestemmia, l'attore estremizza le fasi del racconto, rivelando una crudezza descrittiva che sembra non appartenere al libro: la tana puzzolente, i pidocchi, l'odor di mulo... E, insieme, svela la poesia della polenta capace di rimediare alla lacerazione della lontananza e quella delle lettere per suturare il cuore e far carta da sigarette o di un presepe in rilievo che fa casa. Mentre la speranza si riaccende in occhi incrostati che non vedono altro che neve. (f. cor.)
Repliche fino al 28 al Teatro Strehler di Milano.
Arte contemporanea.Video-installazioni e tecnologie visive per un'ampia panoramica dell'arte contemporanea, sono in mostra alla Triennale di Milano fino al 12 dicembre per il Video Village World Wide Video Festival Edition. La manifestazione si ricollega alle precedenti edizioni del Festival di Amsterdam ed esplora le tecnologie visive, analogiche e digitali, in tutte le diverse applicazioni culturali.
Gli americani a Modena.Provengono dai musei Guggenheim di tutto il mondo e da altre collezioni, le opere di Pollock, Gorky, de Kooning, Kline esposte al Foro Boario di Modena da domani al 27 febbraio per la mostra Action Painting. Arte americana 1940-1970: dal disegno all'opera. Più di cento opere, realizzate dai maestri dell'espressionismo astratto si susseguono in un percorso cronologico.