Macellari: Pavia, un gruppo da B
PAVIA. «Questo Pavia mi ricorda il Lecce. Nella stagione 1995-96 eravamo neopromossi in B e partivamo con l'obiettivo salvezza. Poi abbiamo incominciato ad inanellare una serie impressionate di vittorie, trovandoci a fine anno in serie A senza quasi accorgercene. Per andare lontano bisogna vivere alla giornata e giocare ogni gara al massimo. Proprio quello che abbiamo fatto finora». Parola di Fabio Macellari, esperto in promozioni (ne ha conseguite ben quattro in carriera, di cui tre dalla B alla A). «Ad ogni livello la differenza la fa il gruppo. Il nostro è forte e compatto».
Macellari, lei è il giocatore più esperto del Pavia. Dove può arrivare a suo avviso questa squadra?
«So che può sembrare paradossale, ma mi sento il meno adatto a rispondere a questo tipo di domanda. Vivo alla giornata, so a mala pena quanti punti abbiamo in classifica e il martedi conosco l'avversario che affronteremo la domenica successiva».
Ma che obiettivo si pone?
«Non ho un traguardo preciso, non punto alla salvezza né a vincere il campionato. Nell'arco della mia carriera ho imparato che per andare lontano non bisogna fare calcoli e giocare ogni gara come se fosse quella decisiva».
Neppure lei, esperto di promozioni, se la sente di sbilanciarsi?
«E' troppo presto. Bastano tre partite storte per cambiare tutto. Però devo ammettere che questo Pavia mi ricorda il Lecce, soprattutto sul piano caratteriale. Nella stagione'95-'96 eravamo neopromossi in B, dovevamo salvarci e invece alla fine ci siamo trovati addirittura in A».
Quanso scattò la molla?
«Successo dopo successo è aumentata la convinzione nei nostri mezzi ma non c'è mai stato un momento in cui ci siamo messi intorno ad un tavolo ed abbiamo deciso di fare quattro calcoli. La squadra ha giocato tutte le partite col medesimo spirito, senza mai abbassare la guardia».
Eppure gli altri la classifica la guardano. Martedi a seguire l'allenamento del Pavia c'erano addirittura le telecamere di Sky e l'hanno pure intervistata. Che effetto le fa essere considerato l'uomo copertina di questo Pavia?
«Fa piacere ma è tutta la squadra ad aver attirato l'attenzione. Penso che all'ambiente possa far bene un po' di visibilità, può essere uno stimolo ulteriore a migliorarsi. Il fatto che poi abbiano intervistato me credo che sia dovuto al mio passato in A. E mi hanno chiesto dell'Inter?
Si porta ancora dietro il fatto di essere un ex interista?
«Si. Se sei un ex nerazzurro anche a distanza di anni tutti ti chiedono dei problemi dell'Inter. Vorrebbero che tu individuassi una soluzione che non esiste».
Ma lei un'idea ce l'ha?
«L'ambiente dell'Inter da troppo tempo è pervaso da una sudditanza psicologica che contamina i giocatori. Si sentono perdenti ancor prima di scendere in campo. E poi non esiste il concetto di squadra, ognuno pensa solo per sè. O almeno cosi funzionava quando c'ero io».
Colpa dei dirigenti?
«Secondo me no. Come può una società sana, che paga gli stipendi in anticipo ed ogni anno è la regina del mercato, dare input negativi ai giocatori? Il problema sta più in basso. Alla base di ogni successo sta il gruppo. Lo vediamo anche a Pavia. Lo spirito e l'unità dello spogliatoio consentono a questa squadra di battere anche avversari più blasonati. Il segreto del nostro ottimo inizio di stagione risiede soprattutto in questo. Se manteniamo questa cattiveria agonistica fino alla fine possiamo andare lontano».
Michele Lanati