SI SALVI CHI PUO'
Lo scontro sulle tasse, giunto ad imprevedibili livelli di rottura nella maggioranza, non è solamente legato ad una diversa volontà di ripartire gli sconti fiscali. E' uno scontro politico che rivela da un lato l'estremo tentativo di Berlusconi di evitare di pagare lo scotto degli azzardi commessi allo scopo di guadagnare un facile consenso elettorale, dall'altro la volontà dei suoi alleati di sottrarsi ad un naufragio politico al quale lo ritengono inevitabilmente destinato.
Dopo aver navigato per tre anni seguendo la bussola taroccata di un liberismo soltanto enunciato e di una fideistica sicurezza negli 'animal spirits" del capitalismo italiano e nella curva di Laffer, i partiti di governo si trovano adesso a dover fare i conti con una realtà che né i mercati, né l'Europa, né i maltrattati 'tecnici" del Tesoro possono più nascondere. Ma fare i conti con la realtà non è nelle loro corde: è un esercizio inedito, al quale non sono preparati e per il quale non dispongono degli strumenti necessari.
Il dissesto della finanza pubblica nazionale è sotto gli occhi di tutti, e la finta Finanziaria che il Parlamento ha dovuto approvare ne è l'ultima testimonianza.
In questa situazione sarebbero, forse, comprensibili, contrasti tra le forze di governo derivanti dall'imbarazzo di dare più sostanza ad una manovra giudicata carente. Invece lo scontro è tutto centrato sul modo più vantaggioso per ciascun partito di aggravare il deficit con un taglio fiscale la cui rilevanza è praticamente nulla per il 90% dei cittadini ma è giudicata decisiva per salvare la faccia del premier. Agli italiani l'onere di pagarne il prezzo.