Una città ai funerali, si indaga sul branco

MANFREDONIA. Funerali di dolore. Funerali di paura. Funerali di vergogna. In quattromila hanno accompagnato l'ultimo viaggio di Giusy Potenza e lo strazio dei parenti nella chiesa di San Michele, stracolma, a Manfredonia. Dolore per un delitto assurdo. Paura perché le indagini si stanno indirizzando verso una violenza di gruppo. Vergogna perché i sospettati, cinque o sei, sono ragazzi del paese, figli di madri come quella di Giusy, che grida il suo strazio.
Dall'altare è proprio ai ragazzi, tantissimi nella chiesa e fuori, che don Sante Leone, il parroco che celebra le esequie, rivolge un appello accorato: «Ragazzi, parlate dei vostri problemi con i genitori e con i vostri insegnanti. Non cedete al male, non fatevi ingannare dai facili modelli di vita». E poi, rivolto a tutti, ai genitori, agli insegnanti: «Dobbiamo interrogarci tutti su quanto è accaduto». E a Giusy: «Prega per noi e per tutti, anche per coloro che ti hanno ucciso». E' piena la chiesa di San Michele. Dentro e fuori. Il sindaco Paolo Campo ha decretato lutto cittadino. Per due ore tutta la zona è stata chiusa al traffico, e anche per strada tanta è la gente che molti non riescono neppure ad avvicinarsi. Quasi tutta la città è accorsa a salutare Giusy, e devono intervenire le forze di polizia per aprire un passaggio al feretro. Finestre e balconi sono affollati di gente affacciata. Quando esce la bara bianca, accompagnata da un volo di colombe anch'esse bianche, il suo passaggio è accompagnato da un lunghissimo, caldo e doloroso applauso che si prolunga per minuti. Le esequie, che dovevano cominciare alle 15,30, hanno avuto inizio con mezz'ora di ritardo. Prima per un incidente, un principio di incendio appiccato ai fiori da una lampada, spento da un volenteroso prima che dilagasse il panico. Poi il malore del nonno paterno di Giusy, Lorenzo, costretto su una sedia a rotelle dopo che, per il diabete, gli è stata amputata la gamba destra. Non ha retto allo strazio, e si è accasciato perdendo i sensi. La salma della ragazzina di 15 anni uccisa quattro giorni fa, e il cui corpo era stato ritrovato nelle campagne intorno alla città, è arrivata poco prima delle 13 a casa dei nonni materni attesa da un gran numero di ragazzi, ognuno con un fiore bianco in mano.
Le indagini.Sarebbe su cinque nomi che si stanno stringendo le indagini di carabinieri e polizia. Gli investigatori stanno esaminando i loro tabulati telefonici per capire, attraverso la dislocazione delle «celle» che ritrasmettono il segnale dei loro cellulari, se qualcuno ha inviato o ricevuto telefonate o messaggi nelle vicinanze della casa della ragazza, nel luogo del sequestro o in quello dove presumibilmente è avvenuto il delitto. L'autopsia, completata ieri sul corpo di Giusy, sta sgombrando il campo da una serie di ipotesi delle prime ore. Forse la ragazzina non è stata gettata da una scogliera, forse è stata assassinata proprio nel luogo dove l'hanno trovata. Ieri la polizia ha compiuto un sopralluogo proprio in quella zona di campagna, accanto allo stabilimento abbandonato dell'Enichem, per capire se la sabbia sia compatibile con quella estratta dalle ferite e trovata negli abiti. Anche perché non è stata trovata alcuna traccia di acqua nei polmoni e le fratture riscontrate sul corpo sono incompatibili con la caduta da una scogliera. Anche se i medici che hanno compiuto gli accertamenti sul corpo non rilasciano dichiarazioni, una serie di elementi sarebbe stata accertata. Prima di tutto, anche se lo scopo del sequestro è stato verosimilmente un tentativo di stupro, Giusy non ha subito violenza. E proprio per questo, perché si è difesa accanitamente, cercando di fuggire, sarebbe stata uccisa prima con un colpo di punteruolo, o forse di un cacciavite, all'addome. Poi a colpi di pietre. Quello in testa, le ha tolto la vita. Le indagini degli inquirenti seguono due piste. Quella del branco, almeno due o più persone, ma anche quella di un singolo assassino, una persona che Giusy conosceva bene, che l'avrebbe uccisa dopo una furibonda lite. In questi quattro giorni gli investigatori hanno sentito decine di persone, oltre ai parenti della ragazza, e moltissimi sono ragazzi, compagni di scuola, amici. Molti sono stati ascoltati più volte. Alcuni ancora ieri, mentre si stavano svolgendo le esequie. Poco alla volta, l'attenzione si è concentrata attorno ai cinque nomi.