«Vogheresi si resta. Per sempre»

VOGHERA.Per amore della città dove si è nati si può anche fare il pendolare a 80 anni compiuti. E se la città per cui tutti i sabati si affronta il viaggio in treno è Voghera, la storia merita di essere raccontata ai vogheresi. E' sabato mattina, sono le dieci e mezza, e Giulio Barbisotti entra al bar Cristallo: cappotto cammello, abito marrone e Borsalino in tinta. Saluta gli amici, si accomoda al solito tavolo e legge la 'Provincia" aspettando l'ora dell'aperitivo. Solo al sabato, perchè il signor Giulio, tutti lo chiamano cosi, arriva apposta da Piacenza. E quello del sabato è l'appuntamento irrinunciabile con la sua città. «Me ne sono dovuto andare 36 anni fa, nel 1968. - racconta - Ero direttore dello stabilimento della De Rica a Piacenza, per un anno ho fatto il pendolare, poi mi sono dovuto trasferire definitivamente. Nel 1987 sono andato in pensione, anzi, ho dato le dimissioni e sono rimasto a vivere a Piacenza con mia moglie visto che anche mia figlia si è sposata e vive là». E' a questo punto che inizia la vita da pendolare per amore di Voghera. «Sono nato il 13 novembre 1923 in quello che si chiamava viale Umberto Primo - racconta Giulio Barbisotti - e ho abitato a Voghera fino al 1968. Me ne sono andato, ma Voghera resta la mia città». E come è cambiata questa città? «Tutto sommato il centro è rimasto lo stesso, è la periferia che è cresciuta. I luoghi sono gli stessi, certo, ma sono cambiate le abitudini. Ricordo bene quando questa piazzetta (via Gabetta ndr) si chiamava piazza della polleria. Per noi vecchi vogheresi, anzi, è ancora piazza della polleria. Qui si faceva il mercato del pollame, e prima che costruissero il palazzo dove ora c'è il bar Cristallo, c'era soltanto una latteria d'angolo. Dove c'era una gioielleria e dove adesso ci sono le vetrine di una banca». Quando le cose sono cambiate? «Erano gli anni Ottanta, quando a fare il sindaco c'era il mio amico Italo Betto: Voghera è cresciuta ed è diventata una città. Nel bene e nel male». E i vogheresi? Come è cambiato chi abita in questa città? «I vecchi vogheresi sono sempre meno. Ne ho visti tanti andarsene e non perchè si erano trasferiti. E i giovani cercano lavoro fuori». Pendolari per lavoro, certo. Ma i pendolari per affetto, che viaggiano al contrario, non sono poi cosi frequenti... «Cosa vuole che le dica: non sopporterei di staccarmi del tutto da Voghera. Per anni sono venuto tutti i sabati in macchina. Poi mi hanno investito, e stavo andando a piedi, e cosi i miei mi hanno detto che sarebbero stati più tranquilli se non avessi fatto tutti i sabati i 120 chilometri da Piacenza a Voghera e ritorno. Li ho accontentati, e ora vengo in treno, una passeggiata dalla stazione al Cristallo, e per tornare al treno qualcuno mi accompagna se non ho voglia di fare quattro passi». Niente più macchina, signor Giulio? «Certo che guido, ma solo a Piacenza. Il sabato prendo il treno e per qualche ora torno a casa». (s. ro.)