Ex-Snia, lo sgombero è quasi ultimato

PAVIA. Snia, parte il conto alla rovescia. Ieri mattina la polizia ha prelevato dall'area dismessa 9 persone: romeni che non hanno mai accettato la proposta del Comune di un ricollocamento presso altre strutture. Quattro di loro sono stati espulsi, sugli altri 5 sono in corso ulteriori accertamenti. Nel pomeriggio un pullmino dei Servizi Sociali ha invece accompagnato 13 persone, ancora accampate in viale Montegrappa, a cascina Contigliara, a Mortara, gestita dalla Casa del Giovane. Martedi l'ultima tranche di 20 stranieri sarà trasferita alla palazzina del Ghiaccio.
Tra sgomberi coatti e trasferimenti programmati l'area Snia dovrebbe essere liberata definitivamente entro martedi. Poi toccherà alle ruspe impedire che altri clandestini si riapproprino dei capannoni fatiscenti. Ieri i vecchi edifici occupati dai romeni allontanati dalla Questura sono stati rasi al suolo. Ma l'amministrazione comunale si aspetta che accada la stessa cosa nelle ore immediatamente successive all'ultimo sgombero di martedi: e qualora l'accordo con le diverse proprietà dovesse essere disatteso il sindaco sarebbe già pronto a firmare un'ordinanza che imponga la demolizione.
L'operazione della polizia è scattata ieri mattina. Gli uomini della volante di Pavia e del nucleo prevenzione crimine di Milano hanno individuato le facce nuove, le persone non 'censite" che polizia di Stato e polizia municipale tengono da tempo sotto controllo. E hanno invitato i 'nuovi arrivi" a seguirli in Questura. Nessuno ha opposto resistenza. Sono state controllate le loro generalità e per quattro è scattato il provvedimento di espulsione. Sugli altri cinque sono in corso ulteriori accertamenti. Nessuno di questi nove, tuttavia, ha mai accettato le proposte del Comune per trovare una soluzione alternativa al freddo e al degrado della Snia.
«Abbiamo lavorato in stretto rapporto con le forze dell'ordine e con una parte della proprietà che ha dimostrato grande collaborazione - spiega Walter Minella, assessore ai Servizi Sociali -. Le strutture che fino ad ora hanno offerto riparo vanno demolite e rese inagibili. E cosi pure va impostato un lavoro congiunto di protezione e controllo del territorio che non è un'alternativa alla solidarietà ma un'integrazione».
Nei giorni scorsi, con un'operazione conginta, sono stati allontanati dalla villa e dal capannone dell'ex tipograzia Ponzio, in via Folla di Sotto, altri 13 clandestini che avevano trovato ospitalità al secondo piano della villa e all'ultimo piano del capannone artigianale, chiusi dentro con lucchetti e persino con le chiavi. E ricognizioni sono in corso in tutte le altre aree dismesse della città.
Da martedi comunque, salvo imprevisti, dovrebbe chiudersi definitivamente il capitolo Snia, buco nero della città non solo sul piano urbanistico. Per anni gruppi di clandestini - nordafricani prima e romeni poi - hanno colonizzato i vecchi e fatiscenti capannoni industriali, senza acqua nè luce, con donne e persino con neonati, in mezzo a immondizia, topi, degrado. E per anni a combattere il freddo con stufe artigianali, fabbricate con bidoni e vecchi tubi. Pericolosissime. I disperati della Snia, però, non passeranno all'addiaccio anche questo inverno ormai iniziato ma sotto un tetto, al caldo, ospiti di Comune, enti e associazioni.