Arrestati due politici in odor di 'ndrangheta
ROMA. Due ex parlamentari della Casa delle Libertà in manette, due in carica indagati, sei arresti ordinati dal Gip di Catanzaro e la Commissione antimafia pronta ad esaminare gli atti. In più un periodico chiuso perché in odore di mafia e decine di informazioni di garanzia e di ordini di perquisizione contro politici, magistrati, dipendenti dello Stato e delle forze dell'ordine accusati di collusioni con la 'ndrangheta.
E' il terremoto che ieri mattina ha fatto tremare Reggio Calabria. I due ex ex parlamentari arrestati, Paolo Romeo, del Psdi, detenuto per un'altra vicenda e Amedeo Matacena jr, ex deputato di Forza Italia, erede di una delle famiglie più note in città, con molti interessi economici in atto e nello sviluppo del progetto del Ponte sullo Stretto. Un giornale sequestrato è «Il dibattito», considerato una sorta di organo di stampa legato alle cosche.
L'obiettivo delle persone arrestate e indagate sarebbe stato quello di condizionare e turbare l'operato dei magistrati antimafia, alcuni dei quali nel frattempo trasferiti ad altre strutture, fra cui la Direzione nazionale antimafia, alcune procure ordinarie e vari tribunali.
I parlamentari in carica indagati sono il sottosegretario alla giustizia Giuseppe Valentino e la vicepresidente della Commissione parlamentare antimafia Angela Napoli, entrambi di Alleanza nazionale. Durissime le accuse contro di loro. Il reato ipotizzato nei confronti di Valentino è il concorso in associazione per delinquere di tipo mafioso, mentre Angela Napoli è indagata per il reato di violenza o minaccia al corpo giudiziario.
Per quanto riguarda la posizione di Valentino, negli atti dell'inchiesta ci sarebbero intercettazioni ambientali, effettuate nello studio legale di Paolo Romeo, da cui emergerebbe uno collegamento tra il sottosegretario alla giustizia e lo stesso ex deputato del Psdi e le altre persone accusate di avere esercitato le pressioni sui magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria.
L'onorevole Angela Napoli, invece, sempre secondo l' ipotesi accusatoria della magistratura catanzarese, sarebbe stata in rapporti con il giornalista Francesco Gangemi, del giornale «Il dibattito» con il quale ci sarebbe stato un reciproco scambio di informazioni.
Il periodico viene definito dai magistrati di Catanzaro «centro di un motore di corruzione» diffuso nelle carceri anche tra gli associati, i cui articoli - scrive il Gip di Catanzaro - erano «intrisi di contenuto di tipo calunnioso, falso, allusivo, violento, talvolta riportanti notizie riservate ed anche ricoperte da segreto investigativo». L'inchiesta dei magistrati del capoluogo calabrese è solo all'inizio e già nelle prossime ore potrebbero emergere ulteriori sviluppi.
I magistrati messi nel mirino da «Il dibattito», secondo le carte processuali, sono soprattutto Francesco Mollace e Vincenzo Macri, entrambi calabresi. Mollace veniva ripetutamente accusato di aver protetto la suocera di un boss messinese pentito in realtà per favorire Casignana, il suo paese d'origine in provincia di Reggio Calabria. (a.g.)