Caccia di frodo: una pioggia di denunce
VOGHERA. La scusa più banale è forse del cacciatore che, sorpreso a imbracciare la doppietta in un giorno non consentito, si è giustificato dicendo che quelle erano le sue uniche ore libere della settimana. Altri, «beccati» a cacciare di frodo dalle squadre dei vigili provinciali, il tentativo di autodifesa non l'hanno neppure abbozzato. Già 20 le denunce penali in Oltrepo dall'inizio della stagione venatoria.
Bracconieri scatenati, dunque. E gran lavoro per le guardie venatorie provinciale. Protagoniste, la scorsa settimana, del blitz che, a Montecalvo Versiggia, ha portato al fermo di un agricoltore sorpreso a piazzare in un vigneto un rudimentale fucile anti-cinghiali (vicenda di cui riferiamo più ampiamente nell'articolo a fianco). Per i vigili di task force, ormai dotati di poteri di pubblica sicurezza e polizia giudiziaria analoghi a quelli delle altre forze dell'ordine, si è trattato del primo arresto in assoluto. La punta di un iceberg, se si vuole, nel mare magnum del duro sforzo quotidiano contro il bracconaggio. Il bilancio, come si è accennato, parla di una ventina di segnalazioni all'autorità giudiziaria dall'apertura della stagione 2004/2005 (19 settembre). Molte di più, ovviamente, le multe inflitte per violazioni di natura amministrativa: una fra le più frequenti è lo sparo effettuato senza rispettare le norme di sicurezza, che prescrivono una distanza di almeno 150 metri da strade e luoghi abitati. Ma torniamo alla sfera penale, quella che riguarda le aule di tribunale. Chi caccia di frodo proviene nella stragrande maggioranza dei casi dalle province di Bergamo e Brescia: i «cugini» lombardi, evidentemente, considerano l'Oltrepo alla stregua di una propria riserva dove (quasi) tutto è consentito. Spesso fanno uso di richiami vietati, sia di tipo acustico che elettromagnetico; un'altra delle infrazioni più diffuse è l'abbattimento di specie protette, una strage che, talvolta, interessa anche esemplari particolarmente rari se non a rischio di estinzione. Sono reati previsti dalla nuova legge di regolamentazione dell'attività venatoria: le condanne previste dal codice sono convertibili in pene pecunarie. E' la loro frequenza, però, a preoccupare. Con questo ritmo, infatti, alla chiusura della stagione le denunce supereranno ampiamente quota cinquanta.