Tre salme "sfrattate" dalla cappella

MEDE. Entro domani Donatella Longhi dovrà liberare la cappella cimiteriale trovando una sistemazione alternativa alle salme del padre e dei nonni: inoltre, secondo l'ordinanza firmata dal sindaco, fra pochi giorni dovrà ripristinare la cappella come l'aveva acquistata quindici anni fa, nel 1989, asportando le decorazioni artistiche realizzate da un pittore locale. «Al termine di questi lavori, farò causa al Comune», anticipa la signora.
L'intricato caso nasce quando Angela Recchia, madre di Donatella Longhi, acquista una cappella nella parte vecchia del cimitero da tre cugini, figli di due fratelli. «Mia madre ha comprato metà immobile, mentre l'altra parte, unita da un muro divisorio ma con due accessi separati, è rimasta ai vecchi proprietari», spiega Donatella Longhi. Dopo l'acquisto, la famiglia Longhi-Recchia colloca nella cappella le bare che contengono Pietro Longhi, marito di Angela Recchia, e i suoi genitori. Non solo, ma la cappella dove riposano i tre cari di Donatella Longhi è anche ristrutturata da cima a fondo anche attraverso la realizzazione di una serie di decorazioni artistiche di pregio. L'ingresso della cappella riporta alcune decorazioni floreali, mentre l'interno è stato completamente rifatto in marmo: inoltre, sul soffitto è raffigurato un angelo. «Si tratta di interventi molto costosi, che ora un perito nominato dal tribunale dovrà venire a valutare», chiarisce Donatella Longhi.
Che cosa avrebbe fatto tornare sui loro passi i tre cugini, figli dei due proprietari? «In sostanza, una serie di liti familiari - spiega la signora -. Sembra che un cugino, oggi residente ad Alessandria, non si sia trovato d'accordo sulla vendita della cappella a noi e si sia rivolto al tribunale di Vigevano». Di recente, il giudice dà ragione all'attore della causa ed emette una sentenza con cui impone all'amministrazione comunale di far estumulare le salme e di liberare la cappella. Da parte sua, il sindaco Giorgio Guardamagna, interpellato in merito, non vuole commentare la vicenda. «Non è tutto, perché mia madre si è ammalata seriamente ed è stata colpita da ischemia cerebrale - aggiunge Donatella Longhi -. Non voglio affermare che ci sia una conseguenza diretta fra la causa giudiziaria e la sua malattia, ma è lei ha fortemente voluto questa cappella. E' la realtà». Inoltre, la signora rivela che altri proprietari di cappelle gentilizie si sono trovati ad affrontare un caso analogo: «Loro, però, hanno accettato bonariamente di permutare la proprietà con un'altra. Io non ho accettato questa soluzione, soprattutto perché avevo già avviato i lavori di decorazione». Fra pochi giorni il Cristo sulla croce e l'angelo dipinto sul soffitto dovranno essere rimossi. Subito dopo, Donatella Longhi avvierà le pratiche per intentare causa al Comune di Mede: «Ho subito un danno economico e morale non indifferente».
Umberto De Agostino