Cogne, il killer aveva una copia delle chiavi

AOSTA.Il ricorso in appello contro la sentenza di condanna, un'inchiesta-bis che scagiona Ulisse Guichardaz (accusato dai Franzoni) e, invece, mette sotto accusa i consulenti di Taormina. Mentre il giallo di Cogne torna, di prepotenza, sui giornali, il criminologo Carmelo Lavorino avanza ancora la sua tesi, sempre innocentista ma diversa da quella sostenuta da Taormina. L'assassino del piccolo Samuele, per Lavorino, è un uomo che è entrato di nascosto in casa per compiere una piccola vendetta, uno sfregio. Poi, nel timore di essere riconosciuto dal bambino, gli ha sferrato un colpo. Un uomo non certamente normale. «Un soggetto senza autocontrollo, stressato, con un sentimento di vendetta, tanto che al primo colpo ne fa seguire altri dodici», dice Lavorino. Per un po' di tempo il criminologo romano ha lavorato per conto dei Franzoni e adesso continua ad occuparsi (scrivendo articoli e libri) della vicenda che da quasi tre anni appassiona (e ossessiona) gli italiani.
Lavorino contesta le ultime tesi di Taormina. «Non può dire che l'assassino è entrato ed è uscito dalla casa attraverso il garage. Non è entrato dal garage perchè Stefano Lorenzi lo avrebbe visto quando è uscito per andare al lavoro. E poi dal garage non avrebbe potuto raggiungere l'abitazione superiore perchè Annamaria dice, a verbale, di aver chiuso a chiave quella porta dopo l'uscita del marito». Per Lavorino, il killer di Samuele è entrato in casa con un doppione delle chiavi («se lo era procurato perchè a Cogne, per il fatto di dover fare dei lavori, ben 8 persone avevano le chiavi di quella villetta»), è entrato nella camera matrimoniale per compiere una piccola vendetta, è stato riconosciuto dal piccolo Samuele e per questo lo ha ucciso. Poi, dalla finestra, ha visto Annamaria rientrare. Si è nascosto. Ha lasciato che la donna entrasse in casa e scendesse le scale (le camere sono al piano inferiore) quindi se ne è andato. Il pigiama e gli zoccoli insanguinati? Per Lavorino la perizia non dice che erano indossati dall'assassino, ma si sono sporcati di sangue come ogni altro oggetto nella stanza maledetta.
(g.f.)