«Manager a scuola da Shakespeare»


PAVIA. Un fantasma si aggira per le aziende: lo spettro di Amleto. Non è l'invenzione di un regista teatrale ma l'ultima teoria di un supermanager della più grande azienda italiana: l'Eni. Marco Minghetti, responsabile della comunicazione interna del gruppo leader del settore energetico, ha fatto lezione ieri al corso di laurea interfacoltà in Comunicazione culturale multimediale (noto con l'acronimo Cim). A introdurlo c'era il presidente del corso di laurea Giampaolo Azzoni.
Ha partecipato anche Rodolfo Jannaccone Pazzi, docente di economia politica al corso Cim. Minghetti, laureato in filosofia, è autore di numerosi articoli e saggi di management, fondatore e per molti anni direttore di Hamlet, rivista dell'Associazione italiana per la direzione del personale, e direttore per l'Eni del portale Intranet e dei 'magazine" destinati agli 80 mila dipendenti del Gruppo, che in provincia ha la Raffineria di Sannazzaro.
«Un nuovo modo di fare di fare impresa - ha detto - si sta imponendo. La nuova parola d'ordine è 'humanistic management", che sta soppiantando lo 'Scientific management", non più adatto a offrire letture convincenti e strumenti operativi efficaci per la conduzione delle imprese di oggi». Detto cosi sembrerebbe un freddo discorso efficientista. Ma non appena Minghetti esemplifica, introduce gli studenti in un mondo affascinante.
«Nel 2002 - racconta - ho raccolto il meglio di 'Hamlet" nel volume 'L'impresa shakespeariana", romanzo manageriale a colori illustrato da Milo Manara. Adesso è appena uscito un altro saggio cui ho partecipato 'Le nuove frontiere della cultura d'impresa", edito da Etas». Ma che cosa c'entrano Shakespeare e l'umanesimo con i problemi delle aziende del ventuneso secolo?
«Il problema è serio - dice Minghetti - Gli informatici sanno tutto sul computer e sul software ma spesso non possiedono i contenuti culturali, cioè col Pc non sanno che farci. I dirigenti vecchio stampo, al contrario, conoscomo magari la storia, le letteratura, le scienze umane ma davanti alla testiera naufragano. Bisogna allora, all'interno di ogni singola azienda far dialogare Einstein e Platone, il mondo della scienza e della verità e il mondo dell'etica e della società».
Come? Minghetti risale ad Adamo Smith, padre dell'economia classica, a Taylor, il teorico dello 'scientific management" e a Henry Ford, il fondatore dell'industria automobilista americana. «Nella fabbrica fordista - dice - il capo dice agli operai 'Voi siete pagati per lavorare e non per pensare". E le tute blu sono immortalate dall'uomo-macchina di Charlie Chaplin in 'Tempi moderni". Alla catena di montaggio conta la funzione, non l'uomo. Il prodotto è standard. Vale il paradosso di Ford: 'I clienti possono scegliere un'auto di qualsiasi colore purchè nera».
«Ma oggi l'azienda è cambiata - continua Minghetti - e si è scoperto il 'management umanistico". Nella letteratura manageriale conta la lezione di Shakespeare. Il tragediografo inglese è diventato un mito per molte business school americane, che fanno leggere ai loro allievi il Giulio Cesare, l'Amleto, il Riccardo II. Perchè? Perchè Shakespeare mostra chiaramente quali sono i difetti del cattivo leader e quali le qualità del buon capo».
Nell'azienda del XXI secolo - dice ancora Minghetti - la catena di montaggio di fordiana memoria non funziona più. Un pensatore molto 'in" è Karl Weick, quello che dice che l'azienda «è uno sforzo collettivo di sense making (cioè di costruzione dell'identità aziendale)». «Noi abbiamo lanciato il manifesto del management umanistico - conclude Minghetti - Una nuova filosofia nel fare azienda». E Shakespeare rinasce quattro secoli dopo.

Sisto Capra