Kamikaze a 16 anni, tre morti a Tel Aviv

GERUSALEMME. Amer Al Far aveva solo sedici anni. Ha fatto esplodere il giubbotto esplosivo che indossava in un mercato di Tel Aviv, poco dopo le 11 di ieri mattina. Nel primo attentato suicida da quando Yasser Arafat non è a Ramallah, sono morte tre persone e altre 32 sono rimaste ferite. Almeno quattro i ricoverati non gravi. La rivendicazione è arrivata poco dopo l'attentato. L'attacco è stato firmato dal Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP).
L'FPLP è un gruppo di derivazione marxista che ha subito fornito l'identità del kamikaze. Amer al Far, appunto. Un ragazzo che veniva dal campo profughi di Askar, nella zona di Nablus, in Cisgiordania. «Chi ha mandato mio figlio a morire si dovrebbe vergognare», ha detto la mamma del giovanissimo attentatore, Samira Abdallah. Non era che un ragazzino. «Potevano mandare un adulto che avrebbe capito cosa stava facendo», ha aggiunto.
Amer Al Far ha invece chiesto al padre due shekel, poco meno di mezzo euro, ed è uscito di casa ieri mattina alle sette e mezza. L'esercito israeliano pensa che il ragazzo sia arrivato ad Abu Dis, alle porte di Gerusalemme est, per compiere un attentato in città. E solo successivamente avrebbe deciso, probabilmente assieme a chi lo accompagnava, di andare a Tel Aviv. Al mercato di frutta e verdura di Hacarmel, dove ha fatto strage tra le viuzze piene di bancarelle.
I soccorritori sostengono che il kamikaze non portasse su di sé molto esplosivo, ma che la cintura contenesse pezzi di metallo e viti per causare un alto numero di vittime. In un posto affollato, pieno di avventori in gran parte di una certa età.
L'Autorità Nazionale Palestinese ha condannato da Ramallah l'attentato attraverso le parole del premier Abu Ala, convinto che queste azioni non portano nulla alla causa palestinese.
E dall'ospedale militare di Percy, nei dintorni di Parigi, è arrivata la telefonata di Yasser Arafat al suo stretto consigliere Nabil Abu Rudeinah, per condannare qualsiasi attentato a civili inermi. Una telefonata arrivata a confermare le voci di un miglioramento delle sue condizioni di salute.
Da parte israeliana, però, il premier Ariel Sharon ha accusato l'ANP di non aver cambiato la sua politica nei confronti del terrorismo. Anche se il ministro della Difesa Shaul Mofaz non ha escluso la possibilità di riaprire un negoziato con una «dirigenza palestinese moderata».
L'attentato arriva, in effetti, in un momento delicato, per la leadership di Ramallah, dove il premier Abu Ala e il suo predecessore Abu Mazen stanno gestendo gli affari correnti dell'ANP e dell'OLP durante l'assenza di Arafat.
A Gerusalemme, intanto, proseguono le iniziative dei coloni contro il piano di disimpegno da Gaza, in contemporanea con la discussione in corso alla Knesset sul bilancio dell'evacuazione degli insediamenti dalla Striscia.
Almeno ventimila persone si sono riunite nella centralissima Zion Square per pregare per il fallimento del ritiro da Gaza.