La mensa dei poveri fa il tutto esaurito
PAVIA. Dal forno in acciaio inox esce un buon profumo di arrosto. Le cuoche della mensa del Fratello si sono messe al lavoro. Dodici per turno, ogni sera. Cucinano, servono ai tavoli, lavano le stoviglie e ramazzano i pavimenti appena l'ultimo dei circa ottanta ospiti lascia la sala-ristorante. Nel 2003 la parrocchia di San Mauro ha scodellato oltre 28 mila pasti. Senza mai una sosta, Natale e Ferragosto compresi. «Ma la nostra cucina non era più adeguata - spiega don Giuseppe Torchio - Ora la Fondazione territoriale della Cariplo ci ha aiutato a comperarne una nuova.
E cosi la cucina economica riciclata, il piano da lavoro con i piedi traballanti, gli scaffali sgangherati deformati dal peso delle provviste sono stati sostituiti da robusti mobili in acciaio. «Noi come parrocchia abbiamo contribuito al 50 per cento, la Fondazione Cariplo per l'altra metà. Adesso rimangono da comperare ancora frigoriferi e freezer» spiega don Torchio. Ma i soldi non bastano mai. E le esigenze sono sempre tante. «Questo è un intervento strutturale, una tantum - spiega il parroco - ma ci sono anche le spese ordinarie per la gestione della mensa». Ogni sera 70-80 persone. A volte si sfiorano punte di 120. In maggioranza sono romeni, uomini e donne, con ondate periodiche di nordafricani. E poi tanti italiani. Mangiano e, in questi giorni, chiedono coperte e maglioni per coprirsi durante la notte. Dormono dove capita, in baracche abbandonate, sotto le arcate dei ponti.
«La mensa sopravvive grazie al contributo generoso dei parrocchiani - spiega don Giuseppe - Ogni mese, in chiesa, raccogliamo fondi per la mensa. Pasta e riso invece ci vengono donati. I condimenti dobbiamo comperarli. E poi ci sono tante anime buone che, per i funerali di un loro caro, chiedono di fare offerte al posto dei fiori. L'hanno fatto di recente anche i genitori di Alice Bertoloni, la ragazza morta in un incidente a Motta Visconti. E gli siamo davvero molto grati. E' un bel gesto che benefica chi non c'è più e aiuta i vivi in difficoltà». Contributi arrivano anche da parrocchie della diocesi: Torre de' Torti, Borgarello, Giovenzano, Torrevecchia Pia, Zibido al Lambro. «Aiuti importanti sui quali però non si può fare conto ogni mese - spiegano in parrocchia -. E cosi ci ritroviamo a fare continuamente i conti per andare avanti». Il Comune offre un piccolo contributo. Ma si brucia in fretta. L'80 per cento delle spese rimane a carico della parrocchia. «Siamo sempre con il batticuore: se gli utenti dovessero aumentare non saremmo in grado di farvi fronte. D'estate possiamo chiedere loro di aspettare in cortile, ma ora con il freddo... - aggiunge don Torchio -. Servirebbe una terza mensa, magari dislocata in un'altra zona della città. I bisogni continuano a crescere. E qui da noi, tra l'altro, non c'è solo la mensa. Abbiamo anche un centro giovanile tra i più frequentati e una chiesa appena costruita, il Sacro Cuore, per la quale siamo in rosso, abbiamo ancora i debiti da pagare».