Non è la Lega che perde al voto

Capiamoci bene una volta per tutte. Qualcuno non vorrà mica farci credere che, se si perde una competizione elettorale, la colpa è del candidato o della colorazione politica di appartenenza, come si legge sui giornali in questi giorni? Ad esempio: «Basta, è ora di finirla, forse era meglio non ci fosse un candidato della Lega Nord».
Se cosi fosse, ditelo apertamente e sapremo come comportarci in futuro. Ritireremo o non presenteremo più uomini leghisti ed appoggeremo, essendo fedeli all'alleanza Casa delle Libertà, solo uomini di Forza Italia, Alleanza Nazionale e Udc. Saremo silenti ed ubbidienti come dei bravi scolaretti, parlermo quando saremo interpellati, lasceremo il banco alzando timidamente la mano solo per andare al bagno.
Qualcuno ha voglia di scherzare? Noi leghisti, no! Cerchiamo invece, con calma, le motivazioni, le ragioni, il perché e gli errori fatti. Solo cosi si può continuare insieme a condividere un percorso che arrivi a cambiare in meglio la situazione del Paese. Altrimenti ognuno vada per la propria strada; amici o nemici come prima, non ha alcuna importanza.
Bisogna capire il perché, se il cittadino si disaffeziona dai propri eletti e si astiene quando si va al voto. E credetemi, non è questione di uomini, poiché, quando il vento soffia alle spalle, vengono eletti anche personaggi poco credibili pubblicamente, se non addirittura inseguiti dalla Magistratura.
Solo quando non si fanno più gli interessi dei cittadini, e non si mantiene fede alla parola data, in questo caso in un programma elettorale, si va incontro a disgrazie di ogni tipo.
La Lega Nord Padania, e noi leghisti siamo orgogliosi di chiamarci cosi, è nata per stare con il popolo, fra la gente, cercando sempre e comunque di andare incontro alle loro istanze. Istanze che dovrebbero tendere a migliorare la qualità di vita delle famiglie.
Quando ciò non accade, noi tendiamo ad alzare la voce, non per arroganza o non fedeltà verso gli alleati, ma per ritornare sulla retta via. I militanti della Lega, il popolo della Lega, a volte non riescono a comprendere il perché di certe leggi, votate in Parlamento, che portano fuori strada, oppure lontane dagli interessi generali e vicine agli interessi di pochi.
Tanto per essere chiari, noi lo chiediamo più volte anche ai nostri vertici; in certi percorsi istituzionali non riusciamo né a capire, né a seguire.
Bisogna rendersi conto che la popolazione ha sempre presente il polso della situazione. Ed è proprio quello che la gente comune riesce a percepire che rende reale un percorso di governo, senza dovere prendere una laurea per poterlo interpretare. E le famiglie italiane capiscono molto bene se c'è lavoro, sicurezza economica, ordine pubblico, supporto ai vari componenti che la costituiscono, se sono in atto azioni o minacce che ne vadano a minare le fondamenta e soprattutto se c'è serietà di intendimenti nel proseguire su questa strada.
Già devono sopportare elementi disturbatori o attacchi ai valori naturali, figurarsi se si fidano di chi non mantiene fede alla parola data.
Abbassare le tasse non deve essere uno slogan o un esercizio puramente lessicale, ma si deve passare dalle parole ai fatti, partendo da chi sta peggio. E' forse un discorso di sinistra? Benissimo, vuole dire che non solo loro sanno ragionare in questo modo.
Forse sarebbe opportuno abbandonare da subito la strada del facile buonismo ad ogni costo; non dimostrare tutti i giorni di essere «democratici», inseguendo una parola, «democrazia», ormai racchiusa fra demagogia e retorica, senza saperne interpretare il significato che ha.
Un esempio eclatante per tutti: non si è sicuramente più democratici di altri se si dà la presidenza della Rai alla più che sinistrorsa Lucia Annunziata, si è solo poco scaltri politicamente.
Andare incontro a sterzate brusche dal punto di vista del programma elettorale per inseguire i ragionamenti della «sinistra», tanto per stare al di dentro della parola «democrazia», vuole dire non mantenere fede alle promesse fatte, nelle piazze, in televisione, al popolo.
Non considerare che la tranquillità sociale di una nazione è condurla con mano ferma e convinta verso la certezza del diritto garantito e non dell'assistenza gratuita, è un errore talmente grave che di per sé già merita la sconfitta politica.
Noi siamo seguaci della Lega Nord, non vogliamo essere migliori di altri, ma di certo non siamo i peggiori. A noi non piace abbassare il capo, non poter esprimere liberamente il nostro pensiero politico, essere schiavi di chi porta avanti solo interessi di bottega politica o privata che sia.
La nostra, l'abbiamo detto più volte, è una missione; qualcuno pensava che i nostri giuramenti fatti sul suolo di Pontida davanti al nostro segretario federale, Umberto Bossi, fossero solo goliardate. Ebbene costui o costoro si sono sbagliati. Sono giuramenti estremamente seri, fatti al popolo e non sicuramente ad alleanze o forze politiche che non condividono o non vogliono comprendere anche le nostre istanze politiche.
Concludendo, forse qualcuno non condividerà, ma noi tiriamo diritto per la nostra strada, dichiarando sempre: «Viva la Lega Nord, Padania libera, grazie Umberto Bossi».
Vittorio Bragaassessore provinciale Lega Nord

Il caro fiori, si specula
sempre sul caro estinto

Non ritengo di richiamare l'attenzione su un tema vergine quale è e sarà sempre la «speculazione sul caro estinto», ma sentirmi dire vis a vis da una fiorista che l'incremento di 2 euro per una «anturium» rispetto al prezzo pagato 15 giorni orsono con questa motivazione: «E' normale, vista la domanda di fiori in questi giorni», mi ha sensibilmente irritata e trovo la cosa inaccettabile.
Non trovo oltremodo l'atteggiamento commercialmente «furbo» in quanto il sentirsi sbattere in faccia la speculazione attuata, quale che sia il punto di partenza della stessa, è qualcosa che fa riflettere.
Dal canto mio, la reazione sarà quella di cambiare fiorista. C'è un vecchio detto: «Chi troppo vuole nulla stringe».
Alberta PiccininiVoghera

Ma le due Simone
potevano restare in Iraq

Dopo aver letto e sentito alla televisione che le due eroine (le Simone) vogliono ritornare in Iraq, a Baghdad, ho subito pensato: potevano rimanerci.
Romildo LorenzottiVoghera

Parcheggi a Pavia:
attenti a viale Oberdan

Vista la delicatezza della questione parcheggi a Pavia, la cittadinanza si è spaccata in due fazioni con due contrapposte posizioni. Anzi, dirò di più: c'è chi, come nel mio caso, è combattutto tra le due opzioni. Da una parte infatti con la proposta di incrementare a dismisura l'ampiezza dei parcheggi a ridosso del centro, si potrebbe non solo rivitalizzare il centro storico, come dice Boatti, ma ci sarebbe anche un secondo vantaggio non considerato: la rivitalizzazione delle attività del reparto Forlanini del Policlinico per le malattie respiratorie!
Dall'altra parte, sono proprio gli interventi comparsi sulla Provincia a darmi lo spunto per la mia contraddittoria posizione: in essi infatti si promuove la valorizzazione e pedonalizzazione del centro e si definisce viale della Libertà «autostrada cittadina». Nessuno penso possa mettere in dubbio l'auspicio globale di valorizzare il centro storico rendendolo una sorta di «focolare» comune accogliente e confortevole, ciononostante ritengo parimenti impensabile cementificare il rimanente contesto urbano.
Rigenerare il centro storico non vuol dire soltanto renderlo «catalicamente» comodo: ma significa renderlo appetibile e migliorarne l'offerta. La soluzione potrebbe dunque realizzarsi attraverso la promozione della «passeggiata» in centro, organizzando eventi e manifestazioni, trasformandolo quindi in un crocevia di incontri e di relax. Questo è riscontrabile dall'afflusso superiore al consueto in centro durante le domeniche ecologiche.
Al tema dell'autostrada di viale della Libertà si allaccia la questione del parcheggio di viale Oberdan. Soffermandoci infatti sull'ipotesi di un ampliamento del parcheggio con la creazione di un multipiano, ci si presentano immediatamente alcune questioni:
1) l'infelice ubicazione del parcheggio in quanto le vie d'accesso e di uscita dello stesso, peraltro strettoie, sono in prossimità di un incrocio, viale Oberdan-viale della Libertà appunto, a grande intasamento automobilistico e questo dunque non farebbe altro che peggiorare una viabilità già compromessa (dato riscontrabile anche attraverso l'alta frequenza statistica di incidenti non gravi che avvengono in questo snodo).
2) Il primario ed ineludibile interesse legittimo alla salute dei cittadini, materia ovviamente oggetto di tutela pubblica: infatti il multipiano aggraverebbe la problematica già presente dell'inquinamento atmosferico sul quale incide pesantemente la grande difficoltà di movimento d'aria e di conseguenza della dispersione delle emissioni dannose (difficoltà amplificate dal fatto che il parcheggio è costruito a ridosso delle abitazioni quasi fosse un cortile interno).
Non avendo ovviamente, viste anche le mie poche conoscenze e la mia scarsa competenza, soluzioni certe, cerco di farmi guidare dal buon senso e dalla constatazione di alcuni fatti: esistono proposte alternative per la costruzione di parcheggi meno invasivi, sono per esempio utlizzabili i magazzini militari dismessi. Prima di costruire altri parcheggi, si potrebbe ottimizzare l'utilizzo degli esistenti (per esempio il Ticinello).
Marcello RosaPavia