Tuta per l'ufficio

Chi vorrà essere davvero snob, davvero distinto, cioè diverso dalle vittime della moda, costrette a buttare via mese dopo mese gli obsoleti oggetti del desiderio, d'ora in poi potrà andare dal ferramenta. Li sarà sicuro di trovare abiti da lavoro robusti, ma di gran classe, solidamente ancorati alle loro funzioni, eppure cosi fascinosi da sedurre chiunque, uomo o donna, giovane o agè, trendy o semplicemente appassionato di giardinaggio. Quel vecchio e affascinante negozietto di ferramenta vicino casa, ma anche l'ipermercato del bricolage fuori città, saranno le nuove mete dello shopping, promettono Alessandro Bastagli e Paolo Borgomanero, lanciati in un'inedita avventura: proporre in Europa una collezione del marchio Smith's American, più bella e funzionale della sua originaria versione americana, ma altrettanto funzionale e perfettamente adatta al lavoro manuale. Il progetto è il frutto di un accordo tra A.Moda (società fondata da Bastagli nel 1978 e da lui presieduta, specializzata nell'abbigliamento sportivo, con marchi come Everlast e Alpha) e Smith's Licensing Management, braccio londinese della storica società Usa, nata a Brooklyn all'inizio del secolo scorso e diventata anche un vero marchio americano per il tempo libero. La joint venture, siglata lo scorso giugno, riguarda in esclusiva tutto il mercato europeo e, per il progetto, si avvale della consulenza di Borgomanero (imprenditore, socio di minoranza di La Perla, ideatore del rilancio di Acqua di Parma poi rivenduta al gruppo Lvmh, consigliere di amministrazione della Fiorentina, grande amico di Diego Della Valle). «Crediamo che il mondo del lavoro abbia qualcosa da dire nell' abbigliamento» affermano Bastagli e Borgomanero. E spiegano che il loro sarà un prodotto continuativo, di quelli che possono restare sugli scaffali due anni senza diventare vecchi. Cosa normale, si dirà, per le tute da lavoro: ma il fatto è che il giovane operaio, come l'artigiano edile o l'idraulico, ormai sono molto attenti al look. Per esempio, «se devono comprare le scarpe da cantiere, magari aggiungono qualcosa di tasca loro, ma vogliono che siano belle oltre che comode» spiega Borgomanero, che ha coinvolto nell'avventura un amico romagnolo, titolare della Enmar, azienda di calzature antinfurtunistiche. All'appuntamento con la prossima stagione invernale, ma senza badare tanto alla stagionalità come si conviene al vero abbigliamento da lavoro, saranno in vendita una quindicina di capi (tutti certificati per il lavoro), tra salopette e pantaloni in forte cotone colombiano, giacche attrezzate, calzoni da giardiniere, scarpe massicce ma leggere con punta metallica, T-shirt in corposo cotone, ma anche abbigliamento intimo e perfino una linea per bambini, dato che i più giovani lavorano anche loro, a scuola, mettendo a dura prova soprattutto l'abbigliamento. E le donne? Per loro non ci sarà una linea a parte, ma tanti capi che strizzano l'occhio alle nuove passioni femminili, incominciando dal giardinaggio. L'impresa parte con un investimento da 500 mila euro per una produzione di circa 50 mila capi. La distribuzione sarà rigorosamente ed esclusivamente affidata ai rappresentanti dell'abbigliamento da lavoro, che pare siano tantissimi e girino continuamente visitando negozi e grande distribuzione: i prezzi all'ingrosso si aggireranno sui 50-60 euro e «non vi nascondiamo - sottolinea Borgomanero - che ci piace l'idea che il ricarico dei ferramenta, circa il 40%, sia diverso da quello dei negozi della moda». Vien da chiedere se si tratti di una provocazione, o comunque di una furba trovata per catturare i giovani affascinandoli con il genere urbano-cantieristico: «la nostra è davvero un' impresa che si rivolge direttamente al mondo del lavoro, se poi incidentalmente piacerà anche ai giovani, non ci dispiacerà certo». Non è però una provocazione «se non - spiega Borgomanero - per il fatto che lancia un concetto provocatorio di durata, cioè punta su un abbigliamento che non ha stagioni, nè quelle del calendario nè quelle della moda». Anche perchè, per il rinnovo della tuta e della salopette non occorre davvero che intervenga la tendenza, ci pensa già l'usura: le scarpe da lavoro durano in media 40 giorni (in Europa si vendono ogni anno 40 milioni di calzature antinfortunistiche) e i pantaloni al massimo 4-5 mesi. Di fatturato per ora non si parla: l'accordo di licenza è comunque di 15 anni, sufficiente a costruire un solido business, ma con l'uscita di sicurezza di una verifica triennale degli obiettivi.