Bocchiola: "Condenso una vita in piccole poesie"

PAVIA. Ci sono le parole e i luoghi della memoria nella poesia di Massimo Bocchiola, c'è Villanterio coi suoi inverni ghiacciati, tra bramarone e sgocciolare del ghiaccio di grondaia, con le estati afose trascorse nel giardino, in compagnia delle zanzare, con le belle stagioni dei tornei calcistici di paese, la campagna animata dai carretti coi cavalli, il corteo funebre a scandire riti sociali ed emozioni personali. Alla sua seconda raccolta poetica, «Le radici nell'aria», Massimo Bocchiola sceglie di narrare in poesia e utilizza la narrazione per trasmettere fulminee e amarissime riflessioni sul passare del tempo, sul senso della Storia, sull'esistenza.
La raccolta poetica è stata presentata martedi sera al Collegio Santa Caterina, da Edoardo Zuccato, Gianfranca Lavezzi e Pierluigi Cuzzolin, che insieme all'autore hanno preso in esame gli aspetti di novità e soprattutto il sentire della poesia di Bocchiola. Ad ascoltarli, gli amici e i famigliari dell'autore, un po' di borromaici (compreso l'ex rettore Monsignor Comini), oltre al pubblico di chi ama la poesia (perché la legge o perché la scrive). Il poeta Edoardo Zuccato ha sottolineato la narratività di questa poesia, che ama condensare «una storia, un'esistenza in brevi componimenti», che risente dell'esperienza della prosa (Bocchiola è infatti traduttore dall'inglese), ma che soprattutto «ha la capacità di comunicare contenuti importanti». L'amico borromaico Pierluigi Cuzzolin («secondo lettore dei miei primi versi») ha ricordato la capacità di Bocchiola di «mescolare tratti discordanti e di amalgamarli in poesia», ha analizzato la presenza del paesaggio, «sempre più intriso di memoria e ricordi» e l'uso parsimonioso del dialetto (usato per dar nome alle cose col linguaggio con cui vivono nella memoria), invitando Bocchiola a leggere alcune poesie. L'evoluzione che secondo Cuzzolin ha avuto la poesia di Bocchiola riguarda la presa di coscienza della storia e del tempo: «La capacità di cogliere il senso della storia è uno degli aspetti più belli di questa bella raccolta».
Tra le riflessioni e i temi ricorrenti, un'attenzione speciale meritano non solo il piccolo mondo di Villanterio coi suoi personaggi e gli affetti familiari, ma anche alcuni eventi storici, che animano la sezione Battaglie. Gianfranca Lavezzi di è invece soffermata sul titolo della raccolta sul linguaggio poetico di Bocchiola, sull'uso di quel che Manacorda ha definito un «endecasillabo non ostentato», sulla scelta del sonetto e della forma chiusa. «Per un poeta è un dovere disciplinarsi - ha detto Massimo Bocchiola -. Io desidero una lingua che aderisca alle cose, una lingua di programmatica comunicazione». Tra i poeti che sente più vicini ci sono Auden e Celan, «perché in modi diversi aprono un sipario verso qualcosa che è dietro la realtà»; tra gli italiani ci sono invece «Baldini, Loy e Guerra, per l'uso del dialetto, l'aderenza alla realtà e la narratività».
Grazia Bruttocao