«Lettere anonime su quell'abuso»
PAVIA. L'esposto alla Procura contro Azzaretti? Scaturito da segnalazioni anonime. Anzi «imposto» da una voce al telefono. Giuseppe Conac, ex commissario straordinario al San Matteo, ha fornito questa spiegazione ai giudici che lo stavano esaminando nel corso del processo per peculato a carico dell'ex direttore sanitario. L'ipotesi dell'accusa è che il dottor Azzaretti si sia servito dell'auto blu per questioni non attinenti al San Matteo. Ma la difesa ha contrattaccato citando una presunta trasferta in auto blu a Vigevano «per shopping» da parte di Conac.
Prima del dottor Conac è stato sentito uno degli autisti che guidavano l'auto di rappresentanza. Una deposizione che poco ha aggiunto, in quanto il dipendente ha riferito che spesso portava il dottor Azzaretti a Milano, ma che proprio per questo motivo non sapeva, di volta in volta, quali fossero le destinazioni dell'allora direttore sanitario. E' poi toccato a Giuseppe Conac sottoporsi all'esame. Rispondendo alle domande del Pm Luisa Rossi, l'ex commissario ha spiegato i motivi che lo portarono, il 3 novembre 2000, a presentare un esposto in Procura. «Nel periodo in cui fui commissario straordinario - ha detto - ossia tra l'agosto del 2000 e il giugno 2001, ricevetti numerosissime segnalazioni anonime scritte. Nella mia veste di pubblico ufficiale mi sentii in obbligo di sottoporle all'autorità giudiziaria. Quanto all'oggetto dell'esposto, ossia l'utilizzo dell'auto blu, ricevetti un paio di telefonate nelle quali mi si invitava, con toni perentori, a riferire le circostanze alla Procura». Conac riferi il tutto al responsabile dell'ufficio legale «per trovare un riscontro che ebbe puntuale rispondenza negli attestati di alcuni autisti». Dopo il Pm la parola è passata all'avvocato Dino Cristiani (co-difensore con l'avvocato Fabrizio Gnocchi) per il controesame. Il legale ha chiesto informazioni circa una delibera del settembre 2000 con la quale Conac dispose la cessazione dall'incarico per Azzaretti. Il teste ha riferito che tale atto fu assunto dopo il parere del Ministero della Sanità. L'avvocato Cristiani ha allora eccepito che la delibera di decadimento porta la data del settembre 2000, mentre il fax di risposta del Ministero risulta essere del successivo mese di ottobre. Giuseppe Conac ha replicato riferendo che prima del processo innanzi al giudice del lavoro, dal Ministero arrivò una terza delibera. L'avvocato ha chiesto lumi anche su un altro esposto riguardante la società assicurativa 'Paros". «Dalle risultanze della Camera di Commercio - ha risposto il testimone - risultava come Azzaretti fosse nel consiglio di amministrazione di tale società». In ogni caso il relativo procedimento si è concluso con un non luogo a procedere. «Da indagini difensive - ha poi concluso l'avvocato Cristiani - risulta che lei, con un autista, si recò a Vigevano da un suo amico». Un grossista di calzature dal quale, pare, Conac acquistò sei paia di scarpe. «Non ricordo se andai con la mia auto o con quella dell'ospedale», è stata la risposta.