Battaglia sulla tazzina di caffè
ROMA.Il caffè rende nervosi, lo provano diversi studi medici. E lo sanno bene anche negozianti e consumatori che, proprio ieri, hanno aperto un nuovo fronte di guerra: il caro-tazzina, tema che periodicamente torna alla ribalta trascinandosi dietro una lunga scia di polemiche. I consumatori, in questo caso l'Aduc, denunciano forti e indiscriminati aumenti; le associazioni dei pubblici esercizi respingono le accuse. Gli italiani ogni anno bevono circa 8 miliardi di tazzine di caffè espresso. Secondo l'Aduc dal 2000 ad oggi, il prezzo di una tazzina di caffè è aumentato del 26%, con un contemporaneo calo della qualità. «Nel 2000 il caffè al bar aveva un prezzo medio di 1.200 lire, pari a 62 centesimi di euro, oggi il prezzo medio è di 78 centesimi (1.510 lire) con un aumento del 26%. L'inflazione nel periodo 2000-2004 (agosto) è stata del 12,5%: in pratica la 'tazzulella' di caffè è aumentata del 108% rispetto all'indice Istat dei prezzi», spiega l'associazione, precisando che «un buon 30% del caffè è di provenienza vietnamita, che costa il 500% in meno a quello sud americano».
Immediata la risposta delle associazioni dei pubblici esercizi, con la Fipe e Fiepet subito in campo a replicare, smentendo seccamente le elaborazioni dell'Aduc. «E' una falsità, è vergognoso quello che dicono - afferma il segretario della Fiepet, Tullio Galli - Cosi facendo l'Aduc non fa altro che fomentare la contrapposizione fra imprenditori e clientela. Nell'ultimo quadriennio il prezzo del caffè ha subito solo degli adeguamenti legati alle tasse di occupazione del suolo pubblico, alle tasse sulle insegna, al costo di personale ed affitti». Ed anche le critiche mosse dall'Aduc sulla qualità non sono credibili e non possono essere dimostrate. «In Italia ci sono 250.000 pubblici esercizi e molti imprenditori sono alla continua ricerca di una sempre maggiore qualità perchè il mercato è inflazionato ed i consumatori vanno dove il prodotto è migliore - aggiunge Galli - La maggiore parte delle persone vanno a prendere un caffè in un bar piuttosto che in una altro perchè sanno che la qualità è migliore e non perchè costa 2-3 centesimi in meno». La Fipe-Confcomemrcio snocciola invece delle cifre per contestare le affermazioni dell'Aduc. «Su una tazzina di espresso venduta a 70 centesimi, il guadagno lordo del bar è di 6 centesimi, pari all'8,6% del prezzo di vendita. Inoltre, secondo l'Istat il prezzo del caffè al bar è aumentato dal 2000 al 2004 dell'11%, perfettamente in linea quindi con l'inflazione», sottolinea il direttore generale Edi Sommariva.