«Il crocifisso resti nelle aule»

ROMA.E'approdata alla Corte costituzionale la diatriba sull'esposizione del crocifisso nelle aule delle scuole pubbliche. E a meno che la questione venga dichiarata inammissibile, ora toccherà ai giudici dell'Alta Corte pronunciarsi sulla sorte scolastica della massima icona del culto cristiano e stabilire se la sua presenza obbligata leda il concetto supremo della laicità dello Stato.
La Corte Costituzionale, riunita in udienza pubblica, ha affrontato il caso ieri mattina mentre la decisione è attesa entro gennaio. Relatore lo stesso Presidente della Corte, Valerio Onida, che in breve ha riassunto i fatti nati lo scorso anno dal ricorso di una donna finlandese. Lautsi Soile, madre di due alunni iscritti ad una scuola statale di Abano Terme, aveva impugnato davanti al Tar del Veneto una disposizione regolamentare dell'Istituto che, recependo due regi decreti del 1924 e del 1928 confluiti nel Testo unico delle leggi sulla scuola, deliberava l'obbligo di lasciare al loro posto i crocifissi.
Ma il Tar aveva deciso di interrogare la Corte costituzionale sulla legittimità delle norme sopravvissute e accusate di violare una sfilza di articoli costituzionali: quanto meno il 2, il 3, il 7, l'8, il 19 e il 20.
Nell'aula della Consulta, cosi, le parti hanno dato vita per tre ore a un duello dotto e appassionato. L'Avvocatura dello Stato ha chiesto alla Corte di dichiarare inammissibile il ricorso per ragioni che non riguardano il merito della questione. Perchè in realtà, secondo l'avvocato Antonio Palatiello, non c'è contrasto fra la presenza del crocifisso nelle aule e il concetto di laicità dello Stato. Anzi. «Chiesa e Stato sono protagonisti di un'alleanza speciale, definita dai Patti Lateranensi e sancita dalla Costituzione», ha sottolineato l'avvocato.
A difendere le ragioni della mamma finlandese è stato invece l'avvocato Massimo Luciani che ha posto l'accento sulla «forza evocativa singolarissima del crocifisso», simbolo religioso a tutt'oggi «impossibile da laicizzare», e ha ricordato come Stato e Chiesa, per la Costituzione, siano «indipendenti e sovrani».
Di diverso avviso l'avvocato Scoca che ha rappresentato il padre di un altro studente e la sezione padovana dell'Associazione italiana genitori.
Scoca ha ribadito che il crocifisso simboleggia «molteplici valori posti alla base dell'identità nazionale». «Valori religiosi ma anche civili», ha detto l'avvocato convinto che, altrimenti, anche il Natale e la Pasqua andrebbero aboliti. (n.a.)