Dopo 37 anni Israele si ritira da Gaza
ROMA. E' stato approvato dalla Knesset, il Parlamento israeliano, il piano Sharon, che prevede il ritiro unilaterale degli israeliani dalla striscia di Gaza e lo smantellamento delle colonie ebraiche che vi sono state costruite a partire da 37 anni fa, quando durante la guerra dei Sei giorni Gaza fu persa dagli egiziani e occupata dai militari con la stella di David. E la risposta dei palestinesi è stata immediata: l'Anp ha invitato Gerusalemme al tavolo dei negoziati per discutere il piano di ritiro.
A favore hanno votato 67 deputati, tra i laburisti, una parte del Likud, tra cui l'ex premier Netanyahu e alcuni partiti di destra e dei religiosi. I contrari sono stati 45 e gli astenuti 7, compresi gli arabi israeliani. L'ostinazione del premier Ariel Sharon a volere subito un voto per il suo piano nel pieno di un dramma che ha provocato la sua decisione ha quindi pagato: la storica misura entrerà in vigore a partire dal maggio 2005, ma bisogna vedere se sarà lo stesso governo di Sharon a gestire il ritiro, oppure un altro esecutivo di cui faranno parte anche i laburisti, dal momento che l'attuale maggioranza composta dal Likud, il partito di Sharon e dagli altri partiti minori religiosi e nazionalisti risulta ormai in crisi e divisa profondamente sulla decisione del suo premier.
Lo stesso piano prevede un indennizzo agli ottomila coloni costretti a lasciare gli insediamenti a Gaza, misura già votato dalla Knesset con una larga maggioranza (una famiglia media di coloni dovrà ricevere dal governo un indennizzo pari quasi a 330mila dollari). Sono previsti però anche delle pesanti sanzioni a chi si opporà allo sgombero degli insediamenti.
Anche ieri quindicimila coloni, in piazza con mogli e figli, hanno contestato duramente il piano di Sharon, mentre in Parlamento gran parte degli stessi deputati Likud in segno di protesta erano assenti. La lettura della bozza di legge sul ritiro e sull'indennizio ai coloni è prevista per il 1º di novembre, il giorno che precede le elezioni in Usa, dove è atteso Sharon il 16 novembre.
L'esercito israeliano ha cominciato già a chiamare i riservisti per lo sgombero di Gaza, che comincerà dalla primavera del 2005 (complessivamente 10 mila uomini). I primi ad essere smantellati sono gli insediamenti di Netzarim, Morag e Kfar Darem, per passare poi alle colonie a ridosso della Cisgiordania settentrionale e a quelli a sud e a nord di Gaza.
Oltre alla resistenza dei coloni, i militari si preparano anche a eventuali attacchi palestinesi durante le operazioni di sgombero. La rabbia nei territori occupati nel frattempo cresce, anche perchè Israele agisce tuttora con particolare durezza per reprimere le reazione dei palestinesi al piano Sharon. A Gaza sono stati sepolti i 17 palestinesi uccisi lunedi dagli israeliani nel corso delle manifestazioni popolari.
Nel frattempo anche l'Anp si prepara per prendere in mano Gaza e organizzarsi per il governo della regione una volta evacuata dall'esercito israeliano, ma Gaza è la roccaforte di Hamas e della Jihad islamica.