Cattaneo: «Il salto di qualità è possibile»
PAVIA.Che cos'è il Non Profit o Terzo settore? E che cos'è in provincia di Pavia? A fare un quadro della situazione è Carla Cattaneo, docente di Economia dell'Università di Pavia dove dirige il master di economia e gestione delle organizzazioni non profit. «Si tratta di un settore economico nuovo - risponde - in fase di fortissima crescita, estremamente vario per composizione, dimensione operativa, attivtà di intervento prevalente, forma giuridica assunta, rapporti con il territorio e fonti di finanziamento. In provincia di Pavia, in base alla rilevazione dell'Istat nel 1999 pubblicata solo nel 2002, operavano circa 1.500 istituzioni con 6.500 dipendenti (pari al 5% dell'occupazione provinciale complessiva) e più di 18 mila volontari». Sono tanti o pochi? «La provincia - dice Cattaneo - è in ritardo: la media è di 30 realtà non profit ogni 10 mila abitanti, mentre in Lombardia sono 34 e in Italia 38.
Ma è un settore economicamente interessante? «Eccome. Esso crea valore aggiunto elevato e occupazione, con professionalità anche sofisticate. E non si creda che il valore aggiunto per le imprese o realtà derivi dal fatto che impiegano volontari, come qualcuno banalizza; dipende invece dalla capacità crescente che le varie realtà hanno di usare il personale in modo efficiente e assicurando livelli contrattuali elevati».
A Pavia città, continua Carla Cattaneo, si riscontra un'anomalia, che la rende simile alla situazione lombarda ma differente rispetto a quella nazionale: la specializzazione delle attività non profit nella sanità, data anche la presenza delle Fondazioni Maugeri e Mondino che rientrano nel Terzo settore. Nel capoluogo, il 54% degli occupati del settore è nella sanità, mentre in Lomellina è dell'11% e nell'Oltrepo del 19%. «Questo - continua la docente - segnala l'esistenza di uno spazio di crescita nei settori sottodimensionati: assistenza sociale, cultura, istruzione. Qui operano relativamente pochi operatori e qui risiede la sfida da cogliere, la necessità di compiere un salto di qualità, anche perché da parte dei giovani l'interesse è enorme e dunque questa effervescenza va sfruttata».
Il settore dell'assistenza sociale offre una situazione emblematica: a Pavia città esso rappresenta solo il 17% degli ocupati non profit, mentre in Lomellina siamo al 35% e in Oltrepo al 22%. Un motivo di arretratezza o, se vogliamo vedere il bicchiere mezzo pieno, di potenzialità di crescita da sfruttare risiede nel fatto che le realtà di cooperazione sociale rappresentano appena il 2% nella nostra provincia, rispetto al 2,6% della media lombarda e il 2,1% di quella italiana.
Pavia può crescere molto anche per quanto riguarda la presenza di associazioni non riconosciute, quelle che rappresentano la mobilitazione effettiva della società civile, diciamo l'indice di sensibilità sociale organizzata: esse costituiscono il 53% del totale del settore, mentre la media lombarda è del 62% e quella italiana del 63%. A questa minore presenza si accompagna, continua Carla Cattaneo, la tendenza delle varie realtà non profit a fare da sè, a lavorare singolarmente, anzichè in rete, con progetti condivisi. Il particolarismo spesso impedisce di accedere a finanziamenti, erogati alla condizione che rispondano a più vasti interessi e che siano articolati in progetti organizzati.