«Ora basta alibi»

PAVIA. «Sono preoccupato. Abbiamo alcuni riscontri positivi locali, ma in un contesto complessivo di crescente difficoltà delle grandi aziende». Parla Andrea Albergati, sindaco di Pavia. «Il caso della Dolma è emblematico - argomenta - Un investimento iniziato nove anni fa con forti investimenti in tecnologie e risorse umane manageriali, un'azienda collocata in un segmento di mercato ancora in espansione, quello degli alimenti per animali. E la proprietà decide d'amblè di cancellare il polo produttivo italiano. Inspiegabile. Il Comune può fare poco. Assistiano al degrado: Neca, Marelli, Necchi e ora la Dolma. Non abbiamo l'impressione di poter contrastare i fenomeni. D'altra parte, però, vanno messi in conto anche i segnali positivi». Quali? «Un buon gradimento - risponde Albergati - per l'area del Bivio Vela. Attività produttive si insediano, riconvertendosi».
«E trasferendosi lasciano libere aree degenerate».
Ma il Bivio Vela adesso non basta.
«Questo è il punto vero: non basta. I continui inserimenti delle piccole aziende non compensano l'emorragia dei grandi. Sono 40 le imprese tra insediamenti e richieste di insediarsi al Bivio Vela. Quante ditte sono nuove davvero? Difficile dirlo. Il primo lotto è di 180 mila metri quadrati. I posti di lavoro offerti 400. Ma il saldo resta negativo: le grandi aziende che chiudono pesano ben di più sull'occupazione. E pesano le scelte di multinazionali come quella della famiglia Mars della Virginia, che decide di tagliare la Dolma. Siamo quindi da un lato incoraggiati dai piccoli fermenti che si manifestano e dall'altro seriamente preoccupati per il drammatico depauperamento del polmone industriale. Il ragazzo che termina le scuole medie e non ha la possibilità di trovare lavoro nel futuro parco tecnologico deve pure trovare un'azienda che gli dia lavoro in città».
Ma parliamoci chiaro: Pavia concretamente può essere una mecca per le piccole aziende?
«E' ora di sfatare questo mito. Gli imprenditori non hanno più alibi. Oggi Pavia possiede un'area industriale richiesta, a costi vantaggiosi, collegata alla fibra ottica, con una futura bretella ferroviaria, la tangenziale vicina, il centro di cottura che assicura pasti a buon mercato alle maestranze. E soprattutto una proprietà unitaria, quella del Comune. Gli interessati possono andare allo sportello unico, le pratiche sono accelerate. Insomma gli imprenditori che scelgono il Bivio Vela hanno la strada spianata. Questi sono fatti, strumenti forti che mettiamo loro a disposizione. E se le richieste aumentano, come aumentano, al Bivio Vela ci sono ulteriori possibilità di espansione nel settore della logistica, che si presenteranno a breve».
A che punto è il parco tecnologico all'ex-Marello?
«Esso nasce con l'ambizione di creare una sinergia tra il Comune e l'Università, la cui ricaduta occupazionale però è tutto da vedere. Come trasferire la ricerca in azienda? Naturalmente avere qui i centri di ricerca sarebbe un'opportunità in più».
Continuando nella panoramica delle opzioni, c'è il progetto di recupero del vecchio policlinico San Matteo.
«Ci sono 30 mila metri quadrati di soletta in 110 mila di superficie fondiaria. Un'area già pronta, già infrastrutturata. C'è solo da fare una sistemazione interna compatibile con le funzioni che si vorrebbero insediare. L'ex-San Matteo è centralissimo, vicino a tutto, l'ideale per collocare attività di ricerca. I settori? Farmaceutrica, genomica, bioingegneria».
Il Comune può dare soldi alle aziende?
«Sfatiamo un altro mito. No. Non possiamo finanziare aziende che si insediano. Siamo fuori dai fondi europei. Nè possiamo scontare Ici e Tarsu per tre anni. Era nel programma elettorale, ma non si può fare. Gli imprenditori si sveglino. In otto anni non ho mai ricevuto un imprenditore che sia venuto a dirmi: voglio investire a Pavia. Tranne Scotti. Mi piacerebbe discuterne con gli interessati. Perchè non crescono? E non hanno propensione al rischio?».