«L'epo rese diversa la squadra Condannate Giraudo e il medico»
TORINO. «Un uso spregiudicato di farmaci e un uso sistematico di epo, tanto da rendere diversa la Juventus da qualsiasi altra squadra». Il processo di Torino entra nella fase finale e ieri è stata la volta del pubblico ministero Raffaele Guariniello.
Il magistrato, da anni in prima fila nella lotta al doping, non usa mezze parole alla chiusura della sua requisitoria. Quindi le richieste di condanna: due anni e un mese per l'amministratore delegato, Antonio Giraudo, e tre anni e due mesi per Riccardo Agricola, capo dello staff medico della società bianconera. Per i due imputati l'accusa è di frode sportiva e somministrazione di farmaci in modo pericoloso per la salute. Al medico viene anche contestato il reato di falso, per essersi procurato dei farmaci aggirando le norme con l'aiuto del suo farmacista di fiducia, Giovanni Rossano (il quale è uscito dal processo dopo aver chiesto di patteggiare una condanna).
«Non mi ricordo».Questo processo davanti al tribunale di Torino, arrivato quasi alla fine, prende il via il 31 gennaio 2002, ma la procura di Torino intraprende la battaglia antidoping ben prima, praticamente nel 1998, quando Zdenek Zeman (allenatore ora in forza al Lecce), pronuncia la famosa frase: «Il calcio deve uscire dalle farmacie». Il procuratore Guariniello fa sequestrare documenti e medicine, interroga farmacisti e medici, chiede ai giocatori di sottoporsi agli esame del sangue. Quindi, in tribunale, chiama a testimoniare i vari Baggio, Ravanelli, Peruzzi, Amoruso, Lombardo, Ferrara, Birindelli, Del Piero, Pessotto, Conte, Tacchinardi, Zidane, Vialli. Sfilano davanti alla Corte e rispondono alle domande con troppi «no so» e «non ricordo», anche se alla fine spiegano di aver sempre preso medicinali e integratori in accordo con i medici sociali (il processo ha anche delle fasi concitate, con il difensoe Montero, per esempio, che si rifiuta di rispondere perchè in aula c'è troppa gente). Comunque sfila davanti al giudice anche Fabrizio Tencone, numero 2 dello staff sanitario bianconero, per svelare i segreti dell'infermeria juventina: dalla creatina agli psicofarmaci. Tencone sostiene che per ogni prodotto somministrato c'era una giustificazione terapeutica. «No - ribatte l'accusa - perchè i farmaci venivano dati ai giocatori ai quali non veniva detto che erano dopanti. Non c'è mai stata una prescrizione medica, ma c'erano solo ordinativi di tipo commerciale come per qualsiasi altro prodotto come palloni, scarpe o magliette. E nella 'farmacia interna" della Juventus abbiamo trovato 281 tipi di specialità medicinali, che è la dotazione di un piccolo-medio ospedale. Ora gli avvocati difensori non possono venire a dire che 'cosi fan tutte". No, alla Juve era diverso».
La superperizia.Il giudice Giuseppe Casalbore, a processo iniziato, dispone anche una superperizia e, avuti i risultati, i rappresentanti dell'accusa chiedono di aggiungere un reato al capo di imputazione: uso sistematico di eritropoietina (cioè di Epo). Il fascicolo si arricchisce ogni giorno di novità e ci sono agli atti migliaia di pagine. Fra queste, le più importanti per la procura sono quelle relative alla frode sportiva. Il reato si concretizza - per l'accusa - nella somministrazione impropria di farmaci (alcuni vietati, altri soggetti a restrizione) con l'obiettivo finale di alterare le prestazioni degli atleti. E qui Guarinello punta il dito contro Giraudo: «La spesa farmaceutica della società è quadruplicata in quattro anni. Non è pensabile che non si fosse accorto che si stava predisponndo una vera farmacia interna. L'acquisto dell'Epo doveva essere autorizzato dai vertici della società. Se il dottor Giraudo sapeva che i calciatori non sono soggetti malati e che si infortunavano sempre meno, che la quantità di farmaci cresceva e che i farmaci possono essere dati anche non per curare, ma per dopare, allora è chiaro che i farmaci sono stati dati per altri fini. E quali fini può avere una società sportiva se non alterare il risultato?». Questa tesi, va detto, è stata contestata con energia dall'avvocato ed ex presidente della Juventus, Vittorio Chiusano (deceduto nel luglio 2003). Il suo posto in aula è stato preso dall'avvocato Chiappero, i cui scontri con il giudice Casalbore sono diventati proverbiali (lo scorso 7 ottobre per esempio, il legale ha abbandonato l'aula - e si è preso una denuncia - con gli imputati Agricola e Giraudo che hanno fatto altrettanto, sempre in polemica con il magistrato).
«I Pm esagerano».La Juventus risponde a Guariniello con il suo legale (l'avvocato Chiappero) e l'allenatore Capello. Il mister, che quando era allenatore della Roma (qualche mese fa) aveva lanciato pesanti strali contro la società bianconera in merito a questo processo, adesso dice: «Di solito i pubblici ministeri esagerano sempre nelle loro richieste». Il cronista gli chiede se si sente imbarazzato (proprio per le due dichiarazioni dei mesi scorsi) ma Capello risponde: «No, non lo sono. Aspettiamo il verdetto, la verità verrà fuori».
Abbastanza ottimista anche il legale. «Sono solo teoremi - dice -. La richiesta della procura, in qualche misura, ce l'aspettavamo. Ora tocca a noi. Quella del pm è stata un'impostazione molto severa. Siamo certi che le cose stanno diversamente. E i due teoremi su cui poggia l'accusa sono, per l'appunto, solo teoremi. Lo dimostreremo».
Conseguenze sportive.La procura di Torino dice che fra il 1994 e il 1998 i giocatori della Juve hanno migliorato le loro prestazioni sportive grazie all'uso improprio di medicinali. E dunque, per l'accusa, sono stati alterati anche i risultati delle partite (di qui l'accusa di frode sportiva). Ma, anche in caso di condanna definitiva (in Cassazione) la sentenza di questo processo non avrà conseuenze sul piano sportivo. Infatti la giustizia sportiva ha i suoi organi e i suoi tribunali e, se vorrà «processare» la Juventus, dovrà farlo a parte. La procura federale potrebbe richiedere le carte alla magistraturea ordinaria e poi procedere, eventualmente, nei vari gradi di giudizio (ma non l'ha fatto finora e il processo di Torino è in corso da due anni e mezzo). Va detto che quest'anno un fatto analogo è avvenuto a Napoli, con la procura della Figc che ha chiesto alla magistratura ordinaria le intercettazioni telefoniche relative all'inchiesta sulle scommesse. Al momento l'inchiesta penale è ancora in piedi ma quella sportiva è già terminata, con la squalifica di alcuni giocatori.