«Punite le stragi nazifasciste»

PAVIA. Riparte da Santa Maria Gualtieri la campagna nazionale contro l'insabbiamento dei processi per le stragi nazifasciste perpetrate dal 1943 al 1945 e il loro occultamento. Il Circolo Cairoli e il Comitato Unitario Antifascista hanno presentato venerdi sera lo scottante libro-inchiesta 'L'Armadio della Vergogna", del giornalista dell'Espresso Franco Giustolisi. Presenti l'autore, il presidente Roberto Portolan, Irene Campari del Comitato e l'avvocato Alessandra Morlotti. «Bisogna opporsi - hanno detto - al disegno del governo di costringere le procure militari ad archiviare i processi per stragi come Sant'Anna di Stazzera, Marzabotto, Felizzano, Barletta, del Turchino e tante altre in cui vennero trucidate 15-20 mila persone».
La commissione parlamentare d'inchiesta su quelle stragi, ha aggiunto, deve operare e la sinistra deve fare propria la battaglia. «L'Armadio della Vergogna - ha detto Portolan - è l'emblema dell'ingiustizia. Tra il 1943 e il 1945 fascisti e nazisti, uniti nella stessa ferocia criminale, compirono orrende stragi, uccidendo militari ma anche civili inermi, bambini, vecchi e donne. Non c'è giustificazione, non regge nemmeno l'ignobile bugia della rappresaglia: erano omicidi».
Alla fine della guerra il governo di liberazione nazionale di Ferruccio Parri, vicepresidente Pietro Nenni, ministro della giustizia Palmiro Togliatti, dà mandato alla magistratura militare di istruire i processi contro i responsabili delle stragi. Nel giugno 1947 è raccolta una mole impressionante di documenti. Ma niente processi.
Finchè il procuratore militare di Roma Antonino Intelisano rilascia un'intervista a tre quotidiani del Veneto appartenenti al Gruppo L'Espresso. Si scopre che in un corridoio nell'edificio della procura militare di Roma c'è un armadio con le ante rivolte verso il muro, dove sono stati nascosti fraudolentemente almeno 695 fascicoli, di cui 415 con nomi e cognomi. che contengono documenti che consentono di identificare i colpevoli di stragi».
«Per dare una parvenza di legalità all'occultamento di questi fascicoli - spiega Giustolisi - è stata apposta la scritta 'archiviazione provvisoria", istituto sconosciuto e creato apposta per l'occasione. Da chi? Ma dall'ineffabile Cirami, quello della legge. Io ho ricostruito alcune stragi nazifastiste, senza pregiudizi, senza occultamenti, mettendo in evidenza la barbarie dei carnefici e l'eroismo delle vittime. La politica, la pacificazione del dopoguerra, nulla può giustificare il fatto che queste migliaia e migliaia di vittime non hanno ancora giustizia dopo sessant'anni».
Queste persone, aggiunge Giustolisi che sta girando l'Italia in lungo e in largo con il suo Armadio nella borsa e tanta passione civile, «sono state uccise tre volte. La prima dagli aguzzini nazifascisti. Ho raccontato per filo e per segno degli sventramenti delle donne, dei bimbi di venti giorni con le viscere strappate, dei brindisi nelle piazze sulle cataste fumanti dei cadaveri. In Germania, invece, i processi li stanno facendo. Perchè l'Italia no?». «E' inaccettabile - continua Giustolisi - che si inducano le procure militari a archiviare».
La seconda volta che quelle persone sono state ammazzate, continua Giustolisi, è stato per mano della politica. E qui Giustolisi punta il dito contro «mamma Dc che mise la sordina» ma anche contro la sinistra: «Ho parlato dell'Armadio della Vergogna a D'Alema quand'era presidente del consiglio e m'ha guardato con gli occhi sgranati come se gli parlassi della Luna». Gli ex-nemici tedeschi erano diventati alleati contro l'Urss nella guerra fredda e quei morti sempre caldi imbarazzavano. E poi c'era una fila lunga di criminali di guerra italiani, magari riparati in America Latina, sui cui i governi preferivano scivolare. «La terza volta che quei morti sono stati uccisi - ha detto ancora Giustolisi - è stato per mano dei giornalisti. Delitto bieco: i giornali non raccontano, perchè oggi al governo ci stanno gli eredi degli assassini. E circolano ancora personaggi come Tremaglia che osa andare in giro a dire che Salò era il cuscinetto tra Germania e Italia».
Il pubblico interviene per dire che è difficile denunciare l'Armadio della Vergogna mentre sulla Tv di Stato va in onda la riabilitazione del Duce attraverso le «dolci serenate» di Bruno Vespa a Romano Mussolini. Irene Campari ha rivolto un appello ai partiti della sinistra affinchè si battano perchè il governo non cancelli i fondi all'Anpi (l'Associazione dei partigiani).