Otto nuovi alberghi alle isole Eolie Ma l'" errore" finisce a Strasburgo
ROMA. Il via libera dell'Assemblea regionale siciliana per otto alberghi tra Lipari e Vulcano, nelle Eolie, approda all'Unione europea. Con un'interrogazione del ds Claudio Fava e una denuncia firmata dal verde Angelo Bonelli. Il nuovo scandalo ambientale siciliano nasce con un blitz notturno. La maggioranza di centrodestra guidata dal Salvatore Cuffaro ha approvato la modifica dei vincoli paesaggistici nelle Eolie, unico tesoro ambientale italiano dichiarato dall'Unesco patrimonio dell'umanità.
Contro il colpo di mano, non solo l'opposizione, ma anche esponenti del centrodestra. Compreso il ministro dell'Ambiente Matteoli. S'invoca l'intervento del commissario dello Stato. Lo chiede Italia Nostra. Il presidente Desideria Pasolini dall'Onda stigmatizza anche l'indignazione del ministro Matteoli «responsabile sia della legge delega per l'ambiente, che sana e condona abusi in aree protette, che delle scandalose nomine di agenti immobiliari alla guida di parchi nazionali». Per Alfonso Pecoraro Scanio, presidente dei Verdi, «sarebbe ora di commissionare la Regione Sicilia», mentre per Nicola Bono, sottosegretario per i Beni e le Attività Culturali è una «scelta incomprensibile». Annuncia «ogni azione, politica, istituzionale e, se necessario giudiziaria» per cancellare la norma. All'Unesco si appella Legambiente che ha inviato una lettera aperta per «valutare con attenzione quanto sta accadendo in Italia». Contro la decisione del Parlamento siciliano si è schierato anche un assessore di Cuffaro, Fabio Granata, An: «Norma vergognosa». L'assessore si scaglia contro i suoi colleghi di maggioranza. Parla di «interessi di privati sostenuti dagli onorevoli Antonio Beninati di Forza Italia, Guido Virzi di An e Alberto Acierno del gruppo Siciliani uniti». Ieri sera Acierno ha annunciato querela. Il coro delle proteste sembra non scalfire la decisione siciliana. Il presidente Cuffaro si rimette «alla sovranità del Parlamento siciliano». Eppure la deroga rischia di far capitolare la pazienza Unesco. Più volte l'organismo aveva sollecitato la chiusura delle cave per l'estrazione della pomice a Lipari, minacciando la cancellazione dell'arcipelago dall'elenco dei siti di interesse universale. Un'irritazione già messa a dura prova dalla mancata abrogazione di una legge regionale che consente l'automatico rinnovo delle concessioni minerarie. Franco Russo, presidente del Wwf siciliano rivela che l'isola di Lipari, quella che «subirà» sette degli otto alberghi previsti, già da due anni è inserita nel Piano delle riserve naturali regionali. «Ma - conclude Russo - la firma dell'assessore non è mai arrivata». Tutta siciliana, infine, la querelle che contrappone proprio l'assessore regionale, Francesco Cascio a uno degli autori dell'eco-scandalo, Antonino Beninati, Fi. Per l'assessore, l'approvazione della deroga sarebbe il risultato di un «errore» nella concitazione del voto. «Nessun errore» controbbatte Beninati.