Coulthard, il pilota play-boy

Se Coulthard è ad un passo dall'addio è probabile che anche il ricordo di Senna vada facendosi sempre più lontano. Fu proprio lo scozzese, poco più che 23enne, a rimpiazzare sulla Williams-Renault il tre volte campione del mondo all'indomani della sua tragica scomparsa. Dell'asso brasiliano ereditò il volante, grazie allo status di rampante promessa della F.3000.
Ma non riusci a rimpiazzarlo nel cuore degli appassionati e nemmeno nell'albo dei record. Eppure Coulthard sarà ricordato per il privilegio, durato 11 anni, di sdraiarsi nell'abitacolo di vetture di primissimo piano. Magari non nel 2004, in quella che è stata la classica stagione in più, di cui ogni pilota di rango sul viale del tramonto farebbe volentieri a meno, ma Williams e McLaren, uniche Case nel palmares in F.1 dello scozzese, avrebbero dovuto essere garanzia di trionfi. Quello di domenica ad Interlagos sarà il suo Gp n.175, conditi comunque da 13 vittorie, 12 pole, tante occasioni mancate e qualche inevitabile aneddoto. Come quando nel diluvio di Spa 1998 riusci prima a innescare un incidente al via che coinvolse 16 monoposto e poi, più volte doppiato, attese in una nube d'acqua l'arrivo di Schumacher per farsi tamponare, favorendo cosi il gioco del compagno di squadra Hakkinen. Fedele scudiero sia in Williams che in McLaren, non ha mai alimentato polemiche, accattivandosi simpatie per i suoi modi gentili tipicamente british. L'unica volta che Coulthard ha saputo arrampicarsi sino al 2º posto nel mondiale lo ha fatto a distanza siderale da Schumi (2001), dopo aver preso atto che lo svogliato Hakkinen di F.1 non ne voleva più sapere. Buon collaudatore, si dice che la McLaren non lo abbia mai scaricato per evitare pericolose fughe di notizie sui segreti dell'elettronica di Woking (ricordate il terzo pedale?), in un epoca in cui la F.1 era nel mirino degli 007. In dieci anni ha cambiato ufficialmente tre fidanzate (la grintosa Andrea, la statuaria Heidi e l'affascinante Simòne, attuale compagna), alimentando il mito del pilota play-boy in via d'estinzione.
Ha un museo a lui dedicato, eretto dal papà nel paese natale di Twynholm, vicino al confine inglese. Non è mai stato protagonista di gravi incidenti ma ha visto la morte in faccia quando il suo aereo personale è precipitato uccidendo il pilota. Ha vinto a Monza e Montecarlo ma è stato meno acclamato di Berger, benché più concreto di Alesi.
Gian Paolo Grossi