«Vigevanesi troppo assenteisti»


VIGEVANO. «Anche gli industriali stanno facendo la loro parte, non è come dice Cerri: il problema è che la stanno facendo in un contesto in cui, in soli tre anni, l'Italia è precipitata al 47º posto nella classifica della competitività dopo il Botswana. E uno dei problemi è l'assenteismo, che qui a Vigevano e in provincia di Pavia, in certe aziende, raggiunge anche il 15%, ma Cerri ha estrapolato questo discorso da un contesto più ampio». Parole di Franco Varvello, vicepresidente dell'Unione industriali.
Gli industriali pavesi propongono di non pagare i primi tre giorni di malattia per dare i soldi piuttosto ai lavoratori che sopperiscono alle assenze. «Il discorso dell'assenteismo - dice Franco Varvello - va inquadrato in un discorso più ampio sulla competitività. Ma è chiaro che con punte di assenteismo cosi alte, che si concentrano soprattutto nei giorni di venerdi e lunedi, si capisce che bisogna anche costruire un'etica del lavoro, da parte di tutti, per difendere il lavoro dove c'è. E punte di assenteismo molto elevate significano anche perdita di competitività». In proposito, ieri il quotidiano «La Repubblica» ha pubblicato un'indagine condotta a livello europeo da una fondazione di Dublino, dalla quale risulta invece che gli italiani sono tra i meno assenteisti dell'Unione: il 9%, secondo l'inchiesta, va in malattia (ai primi tre posti delle assenze per malattia ci sono finlandesi, olandesi e tedeschi).
Claudio Cerri, segretario della Camera del lavoro di Vigevano, aveva comunque esposto, in questi giorni, la sua preoccupazione circa l'attuazione dei contenuti del patto sul lavoro, firmato in municipio a settembre, nell'ambito del Tavolo istituzionale, sostenendo che si stanno dando da fare per raggiungere gli obiettivi solo Comune e sindacato.
«C'è qualche problema di comunicazione tra i soggetti firmatari del patto sul lavoro - dice Carlo Ornati, segretario della Confartigianato della Lomellina - ma mi sembra che Cerri abbia un po' esagerato dicendo che solo sindacato e Comune si muovono per raggiungere gli obiettivi, mentre gli altri stanno fermi. La preoccupazione è quella di creare un coordinamento del Tavolo per evitare che uno non sappia cosa ha fatto l'altro. Forse nasce da qui il timore di Cerri. Ci stiamo muovendo sull'obiettivo dell'estensione degli ammortizzatori sociali alle piccole imprese».
Poi, secondo Ornati, «la parte più difficile sarà coinvolgere le imprese nei progetti. Sicuramente è giusta la preoccupazione di Cerri, anche quando afferma che la firma dell'accordo è solo il punto di partenza, ma su questo sono tutti d'accordo».
Il sindaco Ambrogio Cotta Ramusino condivide la stessa preoccupazione del responsabile della Camera del lavoro?
«Un punto della situazione va fatto e a breve - afferma Cotta Ramusino - e se non già la prossima settimana, quella successiva convocherò i soggetti firmatari. Io ho cercato di mantenere i contatti con i parlamentari e parlerò ancora con loro in questi giorni».
L'ex-sindaco Valerio Bonecchi afferma di condividere le preoccupazioni di Cerri «perché dopo aver sollecitato per mesi l'amministrazione comunale a convocare il Tavolo istituzionale si era arrivati alla firma dell'accordo con tutti gli attori istituzionali, che però era un punto di partenza e non di arrivo. Occorre che tutti i firmatari si attivino per ottenere i risultati che Cerri ha indicato. Il problema, però, è che ancora una volta queste vicende evidenziano come ci sia una debolezza politica da parte dell'amministrazione comunale, che magari fa anche la sua parte, ma non è capace di imporsi e di farsi ascoltare dagli altri livelli istituzionali: Provincia, Regione e Governo nazionale. Con buona pace del sindaco che all'indomani delle elezioni politiche del 2001 avva dichiarato che avere il centrodestra al Governo nazionale, della Regione, della Provincia e del Comune avrebbe contribuito a luminosi sviluppi per il futuro occupazionale e produttivo della zona».
Il capogruppo consiliare di Rifondazione comunista, Roberto Guarchi, afferma: «Le preoccupazioni di Cerri sono le stesse che abbiamo espresso all'inizio di questa fase, quando abbiamo detto che occorreva passare al più presto dalle parole ai fatti. Questo vuol dire chiamare ogni quindici giorni, in particolare, i parlamentari per chiedere come procede ciò che è indicato nel documento. Alle giuste osservazioni di Cerri occorre che tutti i soggetti che hanno potere di decidere si muovano».

Denis Artioli