Ue, Barroso trova una via d'uscita: Buttiglione commissario sotto tutela
ROMA. Manuel Durao Barroso dice no al rimpasto di governo, conferma le competenze dei commissari ma mette sotto tutela Rocco Buttiglione, che chiede scusa alle donne e ai gay e spiega di non sentirsi commissariato. La via d'uscita escogitata dal presidente della Commissione Ue non ha convinto i socialisti del Pse (200 europarlamentari), i liberaldemocratici (88), i verdi (42), i comunisti (41) e gli euroscettici.
Tanti no non hanno comunque scoraggiato Barroso che mercoledi prossimo dovrà sottoporre la sua squadra di governo alla prova del voto. «Sono molto fiducioso che ci sarà una chiara maggioranza dell'Europarlamento» ha detto ieri.
Non fa niente se il Pse insiste sul cambio di portafoglio per Buttiglione, se il liberaldemocratico Watson chiede al Professore dell'Udc di ritirarsi e se in Italia tutto il centrosinistra parla di una condizione «umiliante» per il nostro paese e sottolinea il rischio di una «frattura politica» tra il Parlamento Europeo e la Commisione. Il successore di Prodi tira dritto e ricordando alla conferenza dei capigruppo che si è riunita ieri a Bruxelles che l'Europarlamento non può votare sui singoli commissari, insiste sull'opportunità di evitare una pericolosa bocciatura: «Se voi votate contro ci sarà una crisi istituzionale».
Barroso, insomma, sembra ormai deciso ad andare alla conta senza aver concesso nulla, o quasi, a chi chiedeva la testa di Buttiglione. La soluzione proposta ieri (ora all'esame dei gruppi) prevede che a convalidare le scelte riguardanti le discriminazioni, i diritti e le parità, sia un gruppo di 4 commissari presieduto dallo stesso Barroso che assumerà direttamente anche la responsabilità di dossier concernenti altri cinque membri del suo governo sui quali le commissioni dell'Europarlamento hanno espresso delle riserve. Per Buttiglione si prospetta una imbarazzante tutela? «No, non mi sento commissariato. Credo che la proposta Barroso mi richiami a una responsabilità ancora più forte in un quadro di maggiore collegialità», assicura il commissario designato alla Giustizia, che ieri ha scritto una lettera di scuse (letta da Barroso alla conferenza dei capigruppo) con la quale ha ammesso che non doveva usare la parola «peccato», ha spiegato che con le sue dichiarazioni non voleva offendere né i gli omosessuali né le donne ed ha quindi ribadito di essere «contro ogni tipo di discriminazione». Buttiglione dice si alla proposta di Barroso che di fatto lo mette sotto tutela nelle decisioni che riguarderanno i diritti umani e le libertà civili: «Accetto che i principi contro la discriminazione ricadano sotto la responsabilità collegiale dell'intera commissione e che siano monitorati e garantiti dal presidente Barroso».
La partita, comunque, è ancora aperta. Il presidente del Parlamento Europeo, Josep Borrell, rifiuta la tesi del braccio di ferro tra le istituzioni europee mentre in Italia la soluzione escogitata da Barroso viene contestata dall'opposizione, che invita Buttiglione a fare un passo indietro. Massimo D'Alema parla di una proposta «umiliante» per il Professore cattolico. Una proposta che sottolinea una situazione di «confusione e di debolezza» della Commissione e che vede schierato per il no mezzo Europarlamento. «Noi» precisa il presidente della Quercia «non potremo che votare contro. E' una scelta obbligata». A contestare la proposta Barroso sono anche gli esponenti del Pdci, di Rifondazione Comunista e i verdi. A difendere Buttiglione è tutta la Cdl. Calderoli si chiede se i 4 commissari serviranno a tutelare i diritti dei «gay maschi, gay femmine, etero e trans» mentre Luca Volonté (Udc) definisce «ragionevole» la proposta di Barroso.