Uno sguardo ai killer del marito
BOLOGNA. Ha voluto guardarli negli occhi, poi è andata via. Senza una parola, con grande dignità. Quando Nadia Desdemona Lioce, Roberto Morandi e, un'ora dopo, Marco Mezzasalma sono arrivati in manette al Palazzo di giustizia, la vedova di Marco Biagi, Marina Orlandi, era già là, ad attenderli. Per guardarli per la prima volta in faccia.
Per vedere con quale coraggio gli assassini del marito avrebbero osato sostenere lo sguardo della donna alla quale, quella maledetta notte del 19 marzo 2002, avevano distrutto la vita e quella della sua famiglia. «La Lioce sembrava molto nervosa - ha raccontato chi ha assistito all'incontro inaspettato - continuava a camminare su e giù nella gabbia di ferro e vetro, dove era rinchiusa. Glaciali, invece, Morandi e Mezzasalma». Poi è cominciata l'udienza preliminare e la vedova - presente in aula anche per l'incidente probatorio di Cinzia Banelli - è andata via. Nessuna l'ha più vista.
E' durata circa quattro ore, ieri a Bologna, la terza udienza preliminare contro le nuove Brigate rosse per l'omicidio Biagi. Il Pm Paolo Giovagnoli ha chiesto il processo per la Lioce, Morandi, Mezzasalma, presenti in aula, e per Diana Blefari Melazzi e Simone Boccaccini. La difesa della pentita Cinzia Banelli ha ottenuto invece il rito abbreviato. La compagna So verrà cosi processata il 15 e 16 febbraio a Bologna, dopo il giudizio con la stessa formula a Roma. Cosi ha stabilito il gup Rita Zaccariello, che ora dovrà decidere se mandare o meno alla sbarra il resto del commando di brigatisti.
Durante l'udienza, la Lioce ha scritto e poi letto un breve proclama (dieci righe in stampatello), condiviso da Morandi e Mezzasalma, in cui i brigatisti ribadiscono di non riconoscere la legittimità dei tribunali che li stanno processando: «Rispondiamo solo al proletariato e alle Brigate rosse». L'ultima frase provoca dei brividi: «Meglio di noi parla l'attività dell'organizzazione». La Lioce uscendo dall'aula della Procura, alzerà poi con uno scatto il pugno sopra la testa. Il gesto di una terrorista irriducibile.
Le tre parti civili - la famiglia Biagi, l'Università di Modena e l'Avvocatura dello Stato - si sono rimesse invece al rinvio a giudizio chiesto dal pm Giovagnoli. Il quale ha anche fatto sapere al gup che il «compagno Carlo» (un membro del commando di cui si ignora ancora l'identità) non sarebbe altro che Boccaccini. Smentendo in questo modo la Banelli, che aveva dichiarato di non conoscerne l'identità. A nulla sono valsi gli sforzi del pm per accelerare i tempi dell'udienza, dettati dal fatto che il 24 ottobre scadranno i termini di custodia cautelare per la maggior parte dei terroristi. Il gup ha infatti accolto la richiesta degli avvocati di Blefari, Mezzasalma e Boccaccini per un rinvio a giovedi, per dare possibilità alla difesa di studiare le 30mila pagine degli archivi informatici delle Br, depositate alcuni giorni fa.
Il rinvio non è stato chiesto dal difensore della Lioce e di Morandi: «Documenti - ha detto Baccioli - di nessun valore».