Il Piano delle opere: le priorità di Navoni
MORTARA.Teatro, cinema Zignago, cimitero e scuola materna.
Le priorità dell'assessore ai lavori pubblici e vicesindaco Luigi Navoni sono tutte contenute nel prossimo piano triennale dei lavori pubblici, presentato alla maggioranza lunedi sera, durante gli incontri di verifica di metà mandato.
«Il piano è molto corposo - spiega l'esponente di An - ma mi piacerebbe inserire anche altri lavori, necessari per la città». Uno dei punti salienti è, naturalmente, la riqualificazione del centro storico, secondo la progettazione realizzata dall'Ufficio tecnico sulla base delle proposte avanzate nel concorso di idee.
Una schiera di lavori in cui si parla, per la prima volta dopo molti anni, del teatro intitolato a Vittorio Emanuele II e del cinema-teatro Zignago. Due «buchi neri» per la città, che da tempo ne attende il recupero. Il teatro fu costruito più di 150 anni fa, ed inaugurato nel 1846 in occasione dei comizi agrari di quel lontano settembre, a cui partecipò anche Camillo Benso conte di Cavour.
L'acustica ottimale, tanto che era definito «la piccola Scala», consenti per molti anni di tenere stagioni e concerti, ma ad un certo punto, alla fine degli anni '80, la situazione della sicurezza divenne insostenibile, e si pensò ad una ristrutturazione, iniziata con l'amministrazione Abbà. I costi divennero eccessivi, e dopo i diversi cambi al timone della città all'inizio degli anni '90 la giunta di centro destra di Roberto Robecchi decise di lasciar perdere. «Il teatro si sta ammalorando - commenta ora Navoni - ed è giunto il tempo di metterci mano, se non si vuole che crolli, anche se non se ne parla per tutto il 2005. Si potrebbe cominciare a recuperare la platea e realizzare una sala polifunzionale, in alternativa all'Auditorium, che ora manca». Sullo Zignago la proposta è provocatoria: recupero o abbattimento. «E' inutile tenere uno spazio simile vuoto, meglio farne un uso qualsiasi: meglio di tutti sarebbe usarlo per ospitare la scuola d'arte, visto che esiste ancora il palcoscenico e che le associazioni sono prive di un loro spazio». (s.m.)