Ex Dolma, i licenziati scelgono i soldi
BELGIOIOSO. Prendi i soldi e scappa, recitava il titolo di un vecchio film di Woody Allen. E il motto sembra calzare a pennello ai 155 dipendenti messi in mobilità dalla Masterfoods (ex Dolma), che a quanto pare hanno deciso in maniera pressoché unanime di accettare l'incentivo economico offerto dall'azienda per l'esodo. E' un autentico colpo di scena, dal momento che i sindacati per cercare di salvare almeno una parte dei posti di lavoro avevano convinto l'azienda a trasformare i licenziamenti in richieste di cassa integrazione straordinaria. Ma i 155 non ne vogliono sapere: meglio andare subito in mobilità e incassare l'incentivo. La cifra precisa non è nota, ma si tratterebbe di una di quelle offerte che non si possono rifiutare.
La terribile crisi aziendale-occupazionale della fabbrica di cibo per animali, una delle più gravi che ha investito il territorio provinciale negli ultimi anni, potrebbe quindi avere un epilogo tanto rapido quanto inaspettato.
Evidentemente il ragionamento dei licenziati è stato improntato al massimo realismo: conviene - si saranno domandati - restare nel brodo della cassa integrazione, in attesa di una improbabile (allo stato) ripresa parziale dell'attività produttiva? O non è meglio accettare subito la sostanziosa offerta aziendale che intanto risolverebbe i problemi economici, per poi cercare un altro posto di lavoro? Si consideri che la grande maggioranza dei dipendenti licenziati dalla Masterfoods è giovane (non più di 40 anni): ci sono famiglie da mantenere e mutui appena accesi da pagare. Di fronte a questa situazione l'incentivo è diventato, agli occhi di molti, l'unica soluzione ragionevole.
Il colpo, però, è duro per il sindacato e potrebbe creare un precedente nella risoluzione delle vertenze occupazionali. Tuttavia c'è da dire che Masterfoods - controllata dal gruppo statunitense Mars - ha agito con una logica tipicamente americana poco diffusa in Italia: è, in buona sostanza, la via del denaro alla chiusura dei conflitti sindacali.
D'altra parte nell'azienda di Belgioioso i sindacati erano riusciti a entrare ufficialmente (e cioè eleggendo le rsu) solo l'anno scorso e dopo una lunga battaglia in Tribunale. L'azienda, infatti, era convinta di avere già un sindacato interno, identificato nel cosiddetto «comunication group», un organismo che però nulla ha a che vedere con la concezione italiana del sindacato.
Se il no alla cassa integrazione straordinaria verrà confermato, la provincia di Pavia perderà un pezzo importante della propria realtà produttiva (a Belgioioso resterà comunque la rete di vendita), già abbondantemente intaccata da uscite di scena a ripetizione. Sono, in questo caso, 155 posti di lavoro che saltano, ai quali va aggiunta un'altra ventina di dipendenti con contratti a termine che naturalmente non saranno rinnovati. Senza contare i riflessi sull'indotto.
E' anche per ammortizzare gli effetti di un'altra mazzata occupazionale che i sindacati avevano avviato una vertenza con l'azienda, puntando come si fa in questi casi a difendere il posto di lavoro: da un lato congelando i licenziamenti, dall'altro tentando di convincere l'azienda a riattivare un minimo di produzione.
Appena mercoledi il senatore Roberto Biscardini, sollecitato dal sindaco di Belgioioso Fabio Zucca (entrambi sono dello Sdi), aveva presentato un'interrogazione parlamentare sul caso della ex Dolma. Si chiedevano lumi su possibili interventi per il rilancio e la ripresa produttiva, su trattative aperte ad eventuali acquirenti, e sulla concessione della cassa integrazione straordinaria.
Ma dopo la presa di posizione dei dipendenti licenziati sembrano questioni già superate. (l.si.)